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Wildwood: sembra digitale, ma la meraviglia nasce a mano

Il nuovo fantasy di LAIKA porta la stop motion verso immagini di sorprendente fluidità. Diretto da Travis Knight, Wildwood aprirà Alice nella Città il 14 ottobre e arriverà nelle sale italiane il 22 ottobre. Un’occasione per riscoprire il lavoro fisico nascosto dentro l’animazione contemporanea.

La prima reazione, guardando le immagini di Wildwood, può essere di incredulità: davvero è stop motion? I personaggi si muovono con una fluidità che può far pensare alla computer grafica, mentre l’avventura ha il respiro di un grande fantasy. Dietro quell’immagine levigata, però, ci sono pupazzi, scenografie e un lavoro di animazione compiuto fotogramma per fotogramma. È proprio questa apparente contraddizione a rendere interessante il nuovo film di LAIKA.

Wildwood – I segreti del bosco proibito, diretto e prodotto da Travis Knight e scritto da Chris Butler, aprirà la 24ª edizione di Alice nella Città il 14 ottobre 2026, al Teatro Sistina di Roma, come Evento Speciale Fuori Concorso. L’uscita italiana è prevista per il 22 ottobre, con distribuzione Notorious Pictures.

Il bosco comincia dove finisce la città

Il film nasce dal romanzo di Colin Meloy, illustrato da Carson Ellis. Prue McKeel ha tredici anni e vive a Portland. Quando uno stormo di corvi rapisce il fratellino Mac, attraversa il confine di una foresta misteriosa per riportarlo a casa. Con lei c’è il compagno di scuola Curtis: davanti a loro, animali parlanti, banditi e comunità attraversate da conflitti.

La premessa appartiene alla tradizione delle fiabe in cui varcare una soglia significa perdere le proprie certezze. Il bosco offre un territorio da esplorare e, insieme, una misura delle paure dei protagonisti. Per un adattamento animato, la sfida è dare a questo universo un’identità che tenga insieme il disegno, lo spazio e la presenza dei personaggi.

Una tecnica che sa diventare invisibile

Nei materiali di lavorazione diffusi da LAIKA, la costruzione fisica emerge con particolare evidenza. Un esempio è la grande aquila chiamata General: lo studio racconta la realizzazione di due pupazzi specializzati, uno destinato al volo e l’altro al controllo della recitazione, e l’applicazione manuale di migliaia di piume.

Ogni movimento richiede decisioni su postura, ritmo e intenzione. L’animatore deve immaginare una continuità che, sul set, viene costruita attraverso posizioni separate. Una pausa, un’esitazione o uno sguardo diventano il risultato di una recitazione progettata nel tempo, pur lavorando su un corpo che viene mosso a piccoli passi.

La fluidità, quindi, non smentisce la stop motion. Nel resoconto della presentazione a Giffoni, dove sono stati mostrati venti minuti del film, l’animatore Guillem Ignasi ha spiegato il processo attraverso una dimostrazione pratica, descrivendo ventiquattro fotografie per un secondo di animazione. La precisione serve a farci seguire il personaggio, fino a dimenticare il procedimento che lo muove.

Perché costruire un mondo con le mani?

È una domanda legittima, soprattutto quando il risultato sembra avvicinarsi all’animazione digitale. La scelta della stop motion offre un punto di partenza preciso: un oggetto occupa davvero uno spazio, la luce incontra una superficie, la macchina da presa registra un volume. Il lavoro di scultura, pittura e fotografia entra così nella costruzione dell’immagine.

Questo processo convive con gli strumenti digitali. LAIKA descrive i propri effetti visivi come parte di un lavoro al servizio della recitazione e dell’immersione nel mondo costruito dagli artisti. La stop motion contemporanea può utilizzare la postproduzione senza perdere il rapporto con i materiali fotografati sul set.

Per ONOFFMAG, il punto più interessante è proprio questo incontro. Il valore della tecnica sta nelle possibilità espressive che apre: nel modo in cui un personaggio prende peso, una foresta acquista profondità e una superficie contribuisce a definire l’atmosfera. L’impegno produttivo, da solo, non può garantire la qualità di un film; può però raccontare una scelta di linguaggio.

La meraviglia, prima della visione

A Roma, l’universo di Wildwood sarà accompagnato anche dall’installazione immersiva The Wildwood Sigil Tree, annunciata nel programma Fuori Sala di Alice nella Città. Un’estensione che porta l’immaginario del film nello spazio attraversato dal pubblico.

In attesa di vedere il lungometraggio, resta una domanda da portare in sala: quanto di questo lavoro fisico riusciremo a sentire nell’immagine? Il trailer e i backstage invitano a osservare più da vicino. Dietro un gesto che dura un istante può esserci una lunga sequenza di scelte, prove e piccoli movimenti. La meraviglia comincia anche lì.

Claudio Napoli

A cura della redazione di ONOFF MAG
Founder & Director Claudio Napoli
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  • 03 ottobre 2026
  • Cinema
  • Roma
  • Claudio
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