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Digitalism 2026: quando l'arte digitale diventa specchio del nostro tempo

Alla Saatchi Gallery di Londra, la sezione Digitali del British Art Fair 2026 conferma quanto il linguaggio dell'arte digitale contemporanea si stia intrecciando sempre più strettamente con la tecnologia. Giunta ormai a un'edizione matura dopo il debutto del 2024, questa "ismo" dichiarata — come la definiscono gli stessi organizzatori — non è più una semplice appendice sperimentale della fiera, ma una sezione a pieno titolo, distribuita su più stand e persino su un intero piano dedicato al filone Digitalism: NEXT.

Volti fatti di frammenti

Il primo elemento che colpisce, attraversando gli stand, è la ricorrenza del volto umano come superficie di raccolta. L'artista ODESSO espone una serie di collage digitali costruiti assemblando migliaia di frammenti di immagini in composizioni che, da lontano, si ricompongono in ritratti. In "Existential Portrait", il volto nasce dalla sovrapposizione di opere digitalizzate di Salvador Dalí e Alberto Giacometti: orologi molli, figure filiformi, teschi e scorci onirici si condensano in un volto sofferente e frammentato, quasi a suggerire un'identità che si costruisce solo attraverso l'eredità di chi ci ha preceduto. Un'altra opera dello stesso artista, questa volta su schermo, compone un teschio con ritagli di cronaca contemporanea — titoli su intelligenza artificiale, rivolte giovanili, pubblicità — un memento mori fatto di notizie che scorrono.

La croce di MacBook

Tra le opere più dirette dal punto di vista concettuale c'è un'installazione scultorea dell'artista Sam Finn — attivo con il suo Sam Finn Studio in ambiti che spaziano dalla AI direction al moving image, passando per fashion e visual work — che raggruppa decine di MacBook aperti a formare una croce sospesa alla parete. L'ironia è scoperta ma efficace: la tecnologia come nuova liturgia, il logo della mela come icona di una fede contemporanea. È un lavoro che non ha bisogno di didascalie lunghe per comunicare la sua tesi sul rapporto quasi religioso che abbiamo sviluppato con i nostri dispositivi.

Umanità come marea

Nello stand di Mr. Relative, il tema dominante è la folla come elemento naturale. In "Tides of Humanity", presentata su un display Samsung The Frame, un'onda che si infrange sulla scogliera è in realtà composta da migliaia di minuscole figure umane, in un loop generativo ipnotico. La stessa idea ritorna in altre opere della serie: tornado, esplosioni e persino una mano che regge un'onda, tutti costruiti sostituendo la materia fisica con corpi umani in massa. È una metafora potente sulla cieca forza dei fenomeni collettivi — social, migrazioni, panico di massa — resa con un impatto visivo quasi cinematografico.

Il tarocco della cospirazione

Matthew Morpheus propone invece un collage ispirato agli arcani maggiori dei tarocchi, la Ruota della Fortuna, popolato da simboli esoterici, atleti olimpici, razzi e figure classiche, presentato su un e-paper ad alta definizione che restituisce ai colori una texture quasi cartacea. È un lavoro che gioca sull'accumulo simbolico, mescolando iconografia antica e immaginario pop contemporaneo.

Danza, luce e movimento

Un registro completamente diverso arriva dallo stand di Stuart Lawson Photography, dedicato a fotografie di danza in bianco e nero e a colori, dove il mosso volontario e gli effetti di luce trasformano le ballerine in figure quasi eteree — una danzatrice che sembra avere dieci braccia sospese nell'aria, un'altra avvolta in un cerchio di fuoco dorato. Qui la tecnologia si fa più discreta, al servizio della fotografia pura, ma resta comunque centrale nella post-produzione che rende possibili queste composizioni.

Kim Mannes-Abbott e le origini del Paintbox

Se molte delle opere in mostra raccontano il presente dell'arte digitale, un nome riporta il visitatore alle sue origini: Kim Mannes-Abbott, che porta a Digitalism quattro decenni di pratica con la creazione di immagini digitali. Le sue opere risalgono agli albori del settore, quando l'artista lavorava con il Quantel Paintbox, uno dei primi strumenti professionali per la manipolazione digitale delle immagini, diffuso soprattutto in ambito televisivo e pubblicitario negli anni Ottanta. Spingendone i limiti tecnici oltre l'uso convenzionale, Mannes-Abbott ha esplorato fin da allora un linguaggio visivo del tutto nuovo per l'epoca, ponendosi di fatto come una delle pioniere del digitale applicato all'arte. La sua presenza a Digitalism 2026 funziona come un contrappunto storico prezioso: accanto ai lavori generati con l'intelligenza artificiale e gli strumenti più recenti, ricorda che la ricerca sull'immagine digitale come forma d'arte ha radici ben più lontane di quanto si pensi.

NEXT: quando l'arte si fa laboratorio

La parte forse più sperimentale è quella ospitata nelle sale Digitalism: NEXT, dove installazioni interattive, robot didattici e piccoli schermi invitano il pubblico a un coinvolgimento più fisico: dai robottini con display che parlano di temi sociali come le esperienze infantili avverse, a stanze immersive che uniscono video, suono e oggetti scultorei in un unico ambiente da esplorare.

Un movimento che si interroga su se stesso

Ciò che rende Digitalism interessante non è solo l'uso della tecnologia come strumento, ma il fatto che molte opere la interroghino direttamente: l'intelligenza artificiale, l'onnipresenza degli schermi, la dissoluzione dell'identità in un flusso di immagini digitalizzate sono temi ricorrenti quanto gli strumenti usati per rappresentarli. In questo senso, il British Art Fair sembra aver capito che il digitale non è più (solo) un mezzo, ma è diventato esso stesso il soggetto dell'arte contemporanea britannica.

 

Info pratiche

Cosa: British Art Fair 2026 — sezione Digitalism
Dove: Saatchi Gallery, Duke of York's HQ, King's Rd, Londra, SW3 4RY
Quando: 24–27 settembre 2026

  • Anteprima collezionisti: giovedì 24 settembre, 12:00–21:00
  • Venerdì 25 settembre: 11:00–21:00
  • Sabato 26 settembre: 11:00–19:00
  • Domenica 27 settembre: 11:00–17:00

L'ultimo ingresso è previsto mezz'ora prima della chiusura.

 

A cura della redazione di ONOFF MAG
Founder & Director Claudio Napoli
Web Development SEA Stefano Albis
© www.ONOFFMAG.com

  • 25 settembre 2026
  • Arte
  • LONDRA
  • Claudio
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