La 79ª edizione dei British Academy Film Awards, andata in scena alla Royal Festival Hall di Londra, ha confermato il peso culturale e strategico dei BAFTA nella stagione dei premi internazionali. Una serata solida, ricca di segnali forti per l’industria e capace di alimentare il dibattito online, soprattutto in chiave Academy Awards.
Se però i risultati hanno generato entusiasmo, sul piano dello spettacolo televisivo la cerimonia ha lasciato sensazioni più contrastanti.
Il dominio di Paul Thomas Anderson
Il grande protagonista della serata è stato “Una Battaglia Dopo l’Altra” di Paul Thomas Anderson, che ha conquistato sei premi, tra cui Miglior Film e Miglior Regia. Un’affermazione netta, letta da molti osservatori come un segnale forte nella corsa agli Oscar.
Il film ha convinto per coerenza formale e potenza visiva, imponendosi come opera capace di dialogare con l’industria senza perdere identità autoriale. La doppia vittoria di Anderson consolida ulteriormente la sua posizione nel panorama contemporaneo.
Accanto a questo trionfo, l’edizione 2026 ha premiato interpretazioni solide e scelte artistiche complessivamente equilibrate, mantenendo un dialogo credibile tra cinema d’autore e grande produzione.
BAFTA, tra sorprese e omissioni: Marty Supreme e Chalamet tra i grandi esclusi
Accanto all’entusiasmo per alcuni risultati attesi, questa edizione ha lasciato anche una sensazione ambivalente, tra sorpresa e una lieve delusione. In particolare, ha colpito la quasi totale assenza di riconoscimenti per Marty Supreme, un titolo che molti osservatori consideravano tra i protagonisti annunciati della stagione. La sua esclusione dalle categorie principali appare come una scelta che probabilmente continuerà ad alimentare il dibattito nelle prossime settimane, soprattutto tra chi ne aveva apprezzato l’ambizione visiva e la costruzione narrativa.
Allo stesso modo, ha suscitato stupore la mancata consacrazione di Timothée Chalamet, il cui percorso artistico negli ultimi anni lo ha reso uno degli interpreti più rappresentativi della nuova generazione di attori internazionali. La sua interpretazione — intensa, controllata e capace di oscillare tra fragilità e carisma — sembrava avere tutte le caratteristiche per trovare maggiore riconoscimento in una serata che invece ha premiato scelte più tradizionali.
Le sorprese: Aramayo, Buckley e il caso “Sinners”
Tra i momenti più commentati online, la vittoria di Robert Aramayo come Miglior Attore Protagonista per I Swear ha rappresentato una delle sorprese della serata, superando candidati più “prevedibili” secondo molti pronostici.
Sul fronte femminile, Jessie Buckley ha conquistato il premio come Miglior Attrice per Hamnet – Nel nome del figlio, confermandosi una delle presenze più intense del cinema europeo.
Grande attenzione anche per Sinners di Ryan Coogler, che ha ottenuto premi rilevanti tra sceneggiatura e musica, diventando uno dei titoli più discussi sui social per il suo valore simbolico e rappresentativo. In rete si è parlato molto della forza politica e culturale del film, oltre che dell’impatto emotivo dei discorsi di ringraziamento.
Red carpet e clima social
Come ogni anno, la dimensione fashion ha avuto un ruolo centrale: Instagram e TikTok si sono riempiti di commenti sui look, tra glamour classico e scelte più audaci. La conversazione digitale ha accompagnato l’intera cerimonia, trasformando la serata in un evento globale, immediatamente metabolizzato e rilanciato online.
Una cerimonia elegante ma poco memorabile
Se però ci si sposta dalla qualità dei film alla costruzione televisiva dello show, il bilancio diventa più sfumato.
A livello di spettacolarità e intrattenimento, la cerimonia non è sembrata particolarmente memorabile. L’impianto è stato corretto, elegante, istituzionale — ma raramente sorprendente.
Al di là di alcuni momenti ben calibrati — gli interventi più incisivi dei vincitori e qualche scambio ironico del presentatore — la struttura è apparsa lineare, talvolta prevedibile. Ritmo ordinato, ma pochi veri picchi emotivi.
Siamo abituati, guardando agli Academy Awards, a serate costruite come evento totale: numeri musicali spettacolari, segmenti narrativi più elaborati, montaggi capaci di creare climax. E anche i David di Donatello, negli ultimi anni, hanno cercato una formula più televisiva e dinamica, con momenti di forte impatto visivo.
I BAFTA hanno scelto invece una linea più sobria. Coerente con l’identità britannica, forse. Ma meno coinvolgente per il pubblico da casa.
Autorevolezza senza spettacolarizzazione
La rete si è divisa: da un lato apprezzamenti per la compostezza e l’assenza di eccessi, dall’altro la sensazione che siano mancati momenti realmente iconici.
In definitiva, i BAFTA 2026 si confermano un passaggio chiave nella stagione dei premi, autorevoli nelle scelte artistiche e centrali nel dibattito internazionale.
Ma, almeno quest’anno, più forti sul piano culturale che su quello spettacolare.
Premi principali – BAFTA 2026
Premi tecnici significativi
A cura della redazione di ONOFF MAG
Fonder & Director Claudio Napoli
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