Il corpo della fede, la rivoluzione del silenzio
Ci sono figure che la Storia sceglie di ricordare. E altre che decide di lasciare ai margini.
Ann Lee appartiene alla seconda categoria.
Con Il Testamento di Ann Lee, la pluripremiata regista Mona Fastvold riporta al centro una donna radicale, visionaria, disturbante nella sua modernità. Fondatrice del movimento religioso degli Shakers nell’America della fine del Settecento, Lee predicava l’uguaglianza sociale e di genere in un’epoca che non aveva alcuna intenzione di ascoltare.
A interpretarla è Amanda Seyfried, candidata all’Oscar®, qui in una delle prove più intense e controllate della sua carriera. Il suo volto attraversa il film come un campo di tensione: non è mai completamente mistico, mai del tutto terreno. È un equilibrio fragile tra estasi e disciplina.
La fede come gesto fisico
Fastvold costruisce il racconto partendo da un’intuizione sonora. Gli inni Shaker – ritrovati quasi per caso – diventano il motore espressivo del film. Non semplice colonna sonora, ma materia drammaturgica. Oltre una dozzina di canti tradizionali vengono trasformati in movimenti estatici, coreografati da Celia Rowlson-Hall, dove il corpo diventa linguaggio politico.
La musica originale è firmata dal premio Oscar® Daniel Blumberg, che lavora su una dimensione quasi organica del suono: pulsazione, respiro, trance. Non c’è enfasi liturgica, ma una vibrazione costante che accompagna il desiderio utopico della protagonista.
Una ribellione femminile nel Settecento
Il film non cerca di mitizzare Ann Lee. Piuttosto la osserva. La interroga. La espone alle sue contraddizioni. Leader carismatica, ma anche figura controversa; guida spirituale e, allo stesso tempo, donna sottoposta a una pressione sociale feroce.
In un’America ancora in formazione, Lee predicava celibato, comunità, uguaglianza assoluta tra uomini e donne. Visione radicale che ancora oggi suona sorprendentemente contemporanea.
Fastvold – che firma la sceneggiatura insieme a Brady Corbet – racconta di essersi sentita attratta da questa tensione verso l’impossibile. La sua regia evita il biopic tradizionale: niente monumentalità, nessuna retorica. Piuttosto, una costruzione per quadri, per stati emotivi, per sospensioni.
Il silenzio dopo il sogno
Accanto a Seyfried, un cast solido che include Thomasin McKenzie, Lewis Pullman, Stacy Martin, Tim Blake Nelson e
Christopher Abbott.
Il film ha già raccolto numerosi riconoscimenti nei festival internazionali, con nomination ai Golden Globe e alla Critics Choice Association, confermando l’interesse per un’opera che si colloca in una zona ibrida tra cinema storico, musicale e politico.
Ma il cuore dell’opera resta un interrogativo: cosa rimane di un sogno quando la Storia lo archivia?Cosa succede a una donna che prova a riscrivere le regole del proprio tempo?
Il Testamento di Ann Lee non offre risposte definitive. Piuttosto, lascia un’eco. Un movimento che continua, anche quando la musica sembra essersi fermata.
Il film arriverà nelle sale italiane il 12 marzo.
A cura della redazione di ONOFF MAG
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