Finalmente in Italia, dal 22 gennaio arriva Marty Supreme, uno dei titoli più attesi e chiacchierati del cinema americano recente. Diretto da Josh Safdie e interpretato da Timothée Chalamet, il film segna una nuova tappa fondamentale nel percorso di un autore che ha fatto della tensione, dell’instabilità e dell’urgenza espressiva la propria cifra stilistica.
Secondo noi, Marty Supreme rappresenta uno dei punti più alti del cinema americano recente, un’opera capace di coniugare rigore formale ed energia viscerale senza mai cercare scorciatoie narrative. Ma è soprattutto l’interpretazione di Timothée Chalamet a colpire per intensità e maturità: una prova fisica, sporca, nervosa, completamente immersa nel personaggio, che abbandona ogni residuo di eleganza patinata per abbracciare un cinema più rischioso e radicale. Dopo il riconoscimento ottenuto ai Golden Globe, ci aspettiamo con convinzione che questo lavoro venga premiato anche agli Oscar, come naturale consacrazione per un attore giovanissimo ma già capace di affrontare ruoli complessi e destabilizzanti, confermandosi tra i talenti più solidi e interessanti della sua generazione.
Liberamente ispirato alla figura reale del leggendario giocatore di ping-pong Marty Reisman, Marty Supreme evita fin da subito i binari del biopic tradizionale. Lo sport non è mai il vero centro del racconto, ma piuttosto un pretesto narrativo per esplorare temi più profondi: l’ossessione per la vittoria, la costruzione dell’identità maschile, il bisogno di affermazione e il confine sottile tra talento e autodistruzione. Il ping-pong diventa così metafora di un’America marginale e sotterranea, fatta di sale fumose, scommesse, personaggi in bilico tra genio e rovina.
Il protagonista interpretato da Chalamet è un antieroe carismatico e contraddittorio, sempre sul punto di perdere il controllo. Il film segue la sua ascesa e il suo declino senza mai cercare empatia forzata o redenzione, lasciando emergere tutte le ambiguità di un personaggio che vive la competizione come unica forma possibile di esistenza. È una figura che incarna perfettamente l’universo narrativo dei Safdie: corpi sotto pressione, identità fragili, un costante senso di urgenza che attraversa ogni scena.
Dal punto di vista formale, Marty Supreme prosegue e raffina uno stile ormai riconoscibile: macchina da presa nervosa, montaggio serrato, un uso del suono invasivo e stratificato che contribuisce a creare una tensione quasi fisica. La regia non accompagna lo spettatore, lo trascina dentro un flusso continuo di immagini e sensazioni, trasformando la visione in un’esperienza immersiva, a tratti destabilizzante.
Nel dibattito critico internazionale, il film è stato letto come una delle prove più mature di Josh Safdie come regista solista. Molti osservatori hanno sottolineato la capacità dell’opera di fondere cinema sportivo, ritratto psicologico e racconto criminale in un’unica esperienza sensoriale compatta. Marty Supreme è stato spesso descritto come un film che divide, che non cerca consenso immediato, ma che proprio per questo riesce a imporsi come un oggetto cinematografico necessario, coerente e profondamente contemporaneo.
Al centro del film resta una riflessione amara sul successo e sul fallimento, sul mito della competizione e sul prezzo che essa impone. Marty Supreme non idealizza il sogno americano, ma ne mostra il lato più nervoso, marginale e vulnerabile, raccontando un mondo in cui vincere non significa mai davvero salvarsi.
Cast principale
Distribuzione e sale
In Italia Marty Supreme arriva nelle sale dal 22 gennaio 2026, distribuito da I Wonder Pictures, con un’uscita mirata che privilegia i cinema d’essai e le sale più attente al cinema d’autore internazionale, nelle principali città.
A cura della redazione di ONOFF MAG
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