Golden Globe 2026: una serata tra nuovo equilibrio globale e ritorno dello spettacolo
L’11 gennaio 2026, l’83ª edizione dei Golden Globe Awards ha segnato un passaggio importante per l’industria audiovisiva: una cerimonia che ha provato a tenere insieme il grande spettacolo hollywoodiano e una sempre più evidente apertura internazionale, sia nei premi che nel racconto complessivo della serata.
La trasmissione, andata in onda su CBS e Paramount+, è apparsa più fluida e consapevole rispetto a diverse edizioni recenti. Merito anche della conduzione di Nikki Glaser, ironica ma misurata, capace di mantenere ritmo e leggerezza senza scivolare nel sarcasmo fine a se stesso. Una conduzione che ha restituito ai Golden Globe una dimensione televisiva più solida e meno ansiogena.
Cinema: Hollywood c’è, ma il mondo è sempre più vicino
Sul fronte cinematografico, la sensazione dominante è quella di una Hollywood ancora centrale, ma costretta – finalmente – a dialogare con un panorama internazionale molto forte. L’assenza dell’Italia pesa, ma viene compensata da una selezione di film non anglofoni di grande spessore, a partire da Sentimental Value, passando per Un semplice incidente (Palma d’Oro), fino a Sirât, che da Venezia è arrivato con decisione fino alle nomination.
Uno dei segnali più chiari di questa apertura è arrivato dal riconoscimento a Stellan Skarsgård, premiato come miglior attore non protagonista, e soprattutto dal successo de L’agente segreto, che ha portato per la prima volta un attore brasiliano alla vittoria come miglior attore in un film drammatico, replicando idealmente il percorso che aveva visto Fernanda Torres trionfare lo scorso anno con Io sono qui, poi arrivato fino all’Oscar come miglior film internazionale .
Warner Bros. contro Netflix: la partita è apertissima
La grande partita industriale della serata si è giocata tra Warner Bros. e Netflix. Warner ha dominato il palmarès con Una battaglia dopo l’altra, che ha conquistato miglior film commedia, regia e sceneggiatura, oltre a un inatteso premio come miglior attrice non protagonista a Tatiana Taylor.
Non meno significativo il successo di I peccatori di Ryan Coogler, che si è aggiudicato il Box Office Achievement Award e la miglior colonna sonora firmata da Ludwig Göransson, sempre più vicino a un possibile terzo Oscar.
Netflix, però, ha risposto con forza: K-pop Demon Hunters ha vinto come miglior film d’animazione e miglior canzone, mentre sul versante autoriale Net – prodotto da Steven Spielberg e diretto da Chloé Zhao – ha conquistato il miglior film drammatico e il premio per la miglior attrice a Jessie Buckley, oggi tra le favorite anche in chiave Oscar .
Attori e attrici: conferme, sorprese e nuovi equilibri
Tra le interpretazioni, il nome che ha messo d’accordo pubblico e critica è stato quello di Timothée Chalamet, vincitore come miglior attore in una commedia per Marty Supreme, alla sua quinta candidatura ai Golden Globe. Un premio che lo consolida come frontrunner nella corsa agli Academy Awards, in una categoria che includeva nomi come Leonardo DiCaprio, George Clooney ed Ethan Hawke.
Sul fronte femminile, Jessie Buckley appare oggi la favorita assoluta, ma la vittoria di Rose Byrne per If I Had Legs I’d Kick You (A24) dimostra quanto la competizione resti aperta e vitale, anche grazie a produzioni più piccole ma molto incisive .
Serie TV: Netflix, Apple e HBO si dividono il campo
Anche il settore televisivo ha mostrato una distribuzione del potere più equilibrata rispetto al passato. Netflix ha dominato le limited series con Adolescence, mentre Apple TV+ ha ottenuto grande visibilità con The Studio e Pluribus, che ha vinto come miglior attrice in una serie drammatica.
Ma il vero exploit è stato quello di HBO, che con The Pit ha raccolto consensi unanimi. Noah Wyle torna protagonista in un medical drama ad alta tensione che richiama, per impatto e costruzione narrativa, i grandi successi del passato, dimostrando come certi format, se rinnovati con intelligenza, possano ancora funzionare perfettamente .
Un segnale chiaro per la stagione dei premi
Nel complesso, i Golden Globe 2026 restituiscono l’immagine di un’industria in fase di riequilibrio: meno autoreferenziale, più aperta al mondo, ma ancora profondamente legata alle sue major e alle sue star. Una serata riuscita, elegante, meno caotica del passato e soprattutto capace di indicare con chiarezza alcune traiettorie decisive in vista degli Oscar.
Un buon segnale, non solo per i Golden Globe, ma per l’intero sistema dei premi.
La Redazione
Claudio Napoli – Editor-in-Chief, ONOFF MAG
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