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Tra pastori, resort e scelte morali: lo sguardo poetico di “La vita va così”

L’apertura della Festa del Cinema di Roma è stata animata da una forte partecipazione di pubblico e ospiti, con un’atmosfera di celebrazione per il ventesimo anniversario della manifestazione. La città ha accolto il festival con entusiasmo e, fin dalla cerimonia di inaugurazione, si è percepita la volontà di raccontare un cinema che guarda anche alle realtà meno rappresentate del paese.

Il film d’apertura, “La vita va così” di Riccardo Milani, ci ha portato nel sud della Sardegna, tra paesaggi incontaminati e tensioni sociali molto attuali. Protagonista è Efisio Mulas, un pastore solitario che da sempre vive in armonia con la sua terra. La sua tranquilla esistenza viene travolta dall’arrivo di Giacomo, un imprenditore deciso a trasformare quella costa in un resort di lusso. Il confronto tra chi difende la memoria e l’identità del territorio, e chi vede nello sviluppo un’occasione di futuro, spacca la comunità: da una parte c’è la nostalgia di un mondo che rischia di scomparire; dall’altra il desiderio di cambiamento e nuove prospettive. Francesca, la figlia di Efisio, incarna perfettamente questo conflitto interiore, mentre la figura della giudice Giovanna porta il dibattito in tribunale e lo carica di ulteriore tensione umana e civile.

Il racconto scorre tra ironia e commozione, senza rinunciare a una certa leggerezza, ma affonda le radici nella realtà più concreta delle periferie italiane. La regia di Milani mette in scena personaggi genuini, sensibili e ricchi di sfumature: il protagonista diventa un simbolo di resistenza, determinato a non svendere la sua storia personale e collettiva anche di fronte alle offerte più allettanti. Il ritmo della narrazione alterna momenti corali ad altri più intimi, regalando allo spettatore diversi spunti di riflessione sull’identità e sulle scelte che definiscono la vita di una comunità.

Usciti dalla sala, la sensazione è quella di aver assistito a un film che sa far discutere, che commuove senza essere ricattatorio, capace di valorizzare tanto il paesaggio quanto gli attori che lo abitano. Il cast, composto da volti noti e da interpreti meno convenzionali, conquista subito empatia e trova il giusto equilibrio fra umorismo e profondità. Un inizio sentito e di impatto per questa edizione della Festa di Roma, dove il cinema si conferma spazio di memoria, resistenza e dialogo sul presente.

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Claudio Napoli ONOFF MAG
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  • 16 ottobre 2025
  • Cinema
  • Roma
  • La Redazione
  • Festa del Cinema di Roma
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