Cinquant’anni dopo Cannes, il film di Nagisa Ōshima torna nelle sale italiane dal 9 novembre in versione integrale restaurata in 4K. La storia di un negativo spedito in Francia e di una donna che Ōshima sceglie di raccontare a partire dalle sue parole.
Da Parigi arrivò un telegramma. L’esposizione dei primi giornalieri era corretta. Nagisa Ōshima lo ricordava ancora anni dopo, in un’intervista ripubblicata da Criterion, perché sul set di Kyoto la troupe aveva girato senza poter controllare subito il risultato. Era il 1975. La pellicola di L’impero dei sensi veniva sviluppata in Francia e, una volta terminate le riprese, lì si fecero anche il montaggio e il missaggio. Per il direttore della fotografia Hideo Itō e per il responsabile delle luci Kenichi Okamoto, quella breve conferma significava che potevano fidarsi di un laboratorio a migliaia di chilometri di distanza.
La coproduzione con la francese Argos Films, guidata da Anatole Dauman, consentì a Ōshima di completare il film fuori dal Giappone. La tensione sul set era tale che, come ricordava il regista, la troupe temeva un’irruzione della polizia. Pochi mesi dopo, nel 1976, L’impero dei sensi aprì la Quinzaine des Réalisateurs a Cannes. Le proiezioni previste erano cinque. L’archivio della Quinzaine ne registra dodici.
Tokyo, 1936. Sada Abe, interpretata da Eiko Matsuda, lavora in una locanda e si lega al proprietario, Kichizō, interpretato da Tatsuya Fuji. I due si sottraggono progressivamente alla vita pubblica. Quello che comincia come un modo per stare insieme diventa una relazione in cui desiderio, dipendenza e possesso finiscono per confondersi.

Eiko Matsuda e Tatsuya Fuji interpretano Sada e Kichizō.
Il fatto di cronaca da cui Ōshima parte lascia al regista due materiali molto diversi. Di Sada ha le parole della deposizione processuale. Di Kichizō ha molte meno tracce, e nell’intervista racconta di aver dovuto immaginare quasi per intero il personaggio. Questa differenza entra nella sceneggiatura. La donna che la cronaca aveva consegnato al pubblico attraverso il suo delitto diventa il personaggio di cui il film segue più da vicino il desiderio. Kichizō, nella versione di Ōshima e Fuji, è un uomo disposto ad assecondarla fino a mettere a rischio la propria vita.

Una scena d’interno con lo shamisen.
In un’inquadratura le porte scorrevoli delimitano lo spazio attorno ai due amanti. Si distingue ancora la luce che viene da fuori, ma l’attenzione cade tutta sul gesto di chi si china verso l’altro. Ōshima sfrutta la geometria della stanza per dare una forma all’isolamento. La stessa intimità che permette a Sada di prendere l’iniziativa restringe, a poco a poco, lo spazio in cui entrambi riescono a vivere.

Le porte scorrevoli incorniciano i due protagonisti.
Fuori, il Giappone del 1936 si militarizza. La marcia dei soldati fa entrare quel mondo nel film per un momento. Da una parte ci sono corpi che avanzano all’unisono nello spazio pubblico. Dall’altra, due persone che cercano di vivere secondo regole proprie in una stanza. È nel rapporto tra questi spazi che il film assume un peso politico. La libertà che Sada rivendica nel privato convive con una domanda che Ōshima lascia aperta. Quanto spazio resta all’altro quando il desiderio diventa la sola regola?

Il rosso del kimono di Sada emerge dalla penombra.
In Giappone anche la pubblicazione di un volume con la sceneggiatura e dodici fotografie del film diede luogo a un procedimento per oscenità. In Italia, nel 1977, la commissione di revisione negò il visto. La commissione d’appello confermò il rifiuto. I documenti raccolti da Cinecensura mostrano che le edizioni successive ottennero il nulla osta con il divieto ai minori di 18 anni e a condizione di eliminare altre scene. Il film arrivò nelle sale italiane nel 1979.
Dal 9 novembre 2026 CG Entertainment e Cat People riportano L’impero dei sensi al cinema in versione integrale restaurata in 4K. Il restauro è stato promosso da Argos Films con il sostegno del CNC francese. La versione distribuita dura 102 minuti ed è vietata ai minori di 18 anni. Elenco aggiornato delle sale.
Foto di scena © 1976 Argos Films – Oshima Productions. Materiali di CG Entertainment e Cat People.
A cura della redazione di ONOFF MAG
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