La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia numero 83 si chiude con il Leone d’Oro a Woman Unknown di May el-Toukhy, mentre il Gran Premio della Giuria va a Possible Love di Lee Chang-dong e il Leone d’Argento per la migliore regia a Ilya Khrzhanovsky per DAU. Tra i riconoscimenti che ci trovano maggiormente d’accordo c’è sicuramente la Coppa Volpi a John Malkovich per Wild Horse Nine.
Il verdetto della giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal restituisce bene l’identità di un’edizione nella quale sono emersi con forza memoria, guerra, disuguaglianze, potere e responsabilità individuale. Un palmarès importante e coerente, anche se non coincide completamente con le nostre aspettative dopo undici giorni trascorsi al Lido.
Woman Unknown: intenso, ma speravamo in qualcosa di più nuovo
Il Leone d’Oro a Woman Unknown premia senza dubbio un film molto intenso, rigoroso e interpretato con grande forza. A confermarlo arriva anche la Coppa Volpi assegnata a Mathilde Arcel, protagonista di una delle interpretazioni femminili più apprezzate della Mostra.
May el-Toukhy torna alle conseguenze della Seconda guerra mondiale nella società danese e al modo in cui colpa, memoria e giudizio collettivo finirono per ricadere soprattutto sulle donne accusate di aver avuto rapporti con i soldati tedeschi.
È un’opera importante, costruita con grande controllo e sensibilità. Ma proprio qui nasce la nostra principale perplessità. Speravamo forse in un Leone d’Oro capace di portarci verso territori più nuovi e maggiormente vicini al nostro presente.
I temi affrontati da Woman Unknown sono fondamentali e conservano intatta la loro forza, ma appartengono anche a una pagina della storia che il cinema europeo e internazionale ha già esplorato molte volte. In un momento attraversato da trasformazioni politiche, sociali e tecnologiche velocissime, ci sarebbe piaciuto che il massimo riconoscimento andasse a un’opera capace di intercettare ancora più direttamente le inquietudini del nostro tempo.
Non significa ridimensionare il valore del film, ma semplicemente esprimere una preferenza rispetto a una selezione che offriva alternative molto interessanti.
Wild Horse Nine: per noi poteva essere il Leone d’Oro
Una delle nostre maggiori aspettative riguardava infatti Wild Horse Nine di Martin McDonagh.
È stato uno dei film che ci ha convinto di più durante questa Venezia e speravamo potesse conquistare il Leone d’Oro o, almeno, il premio per la migliore regia.
McDonagh riesce a combinare cinema politico, humour nero, tensione e una scrittura estremamente precisa, costruendo un racconto ambientato alla vigilia del golpe cileno del 1973 che riesce contemporaneamente a guardare alla Storia e a parlarci del presente.
Su una cosa, però, la giuria ci trova completamente d’accordo: la Coppa Volpi a John Malkovich è assolutamente meritata.
Malkovich costruisce una delle interpretazioni più forti viste al Lido: ironica, feroce, ambigua, apparentemente leggera e allo stesso tempo inquietante. Una presenza capace di dominare lo schermo senza mai trasformarsi in caricatura. È probabilmente uno dei premi sui quali sarà difficile trovare molti dissensi.
Possible Love e un cinema che parla del presente
Il Gran Premio della Giuria a Possible Love di Lee Chang-dong riconosce invece uno dei film più solidi della Mostra. Il regista coreano torna a lavorare sui rapporti umani, sulle differenze sociali, sul denaro e sulla distanza tra desiderio e realtà, costruendo un cinema apparentemente semplice dentro il quale emergono progressivamente tensioni profonde.
Anche Possible Love avrebbe potuto essere, senza particolari sorprese, un candidato credibile al Leone d’Oro.
Più divisivo appare invece il Leone d’Argento per la regia a Ilya Khrzhanovsky per DAU, un progetto enorme e controverso che continua inevitabilmente a trascinarsi dietro discussioni sulle modalità della sua realizzazione.
Molto significativa anche la scelta di premiare con il Premio Speciale della Giuria NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, documentario che porta direttamente dentro il palmarès la guerra a Gaza e il rapporto sempre più stretto tra tecnologia, intelligenza artificiale e strategie militari.
Ed è forse proprio questo contrasto a rendere interessante il verdetto finale di Venezia 83: da una parte il Leone d’Oro guarda alla memoria e alle ferite del Novecento, dall’altra diversi premi importanti sembrano invece cercare con forza il nostro presente.
Il palmarès resta quindi complessivamente solido e autorevole. Ma, uscendo da questa Mostra, il nostro piccolo rimpianto rimane: avremmo osato qualcosa di più. E, se avessimo dovuto indicare uno dei film capaci di farlo, Wild Horse Nine sarebbe stato sicuramente tra i primi.
IL PALMARÈS COMPLETO DI VENEZIA 83
Venezia 83 – Concorso
Leone d’Oro per il miglior film
Woman Unknown (Kvinde Ukendt) — May el-Toukhy
Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria
Possible Love (Ga-neung-han Sa-rang) — Lee Chang-dong
Leone d’Argento – Migliore regia
Ilya Khrzhanovsky — DAU
Coppa Volpi – Migliore interpretazione femminile
Mathilde Arcel — Woman Unknown
Coppa Volpi – Migliore interpretazione maschile
John Malkovich — Wild Horse Nine
Migliore sceneggiatura
Stéphane Brizé, Coralie Amédéo e Olivier Gorce — Un bon petit soldat
Premio Speciale della Giuria
NAZA — Yuval Abraham e Rachel Szor
Premio Marcello Mastroianni – giovane attore o attrice emergente
Malou Khebizi — 15/18 (A Place to Heal)
Orizzonti
Miglior film
Un détour par Diane (Diane in the Loop) — Ann Sirot e Raphaël Balboni
Migliore regia
Jacqueline Lentzou — A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra
Premio Speciale della Giuria
La maison du vent (House of the Wind) — Auguste Bernard Kouemo Yanghu
Migliore attrice
Laleh Marzban — Moragheb (Falling House)
Miglior attore
Riccardo Scamarcio — I figli della scimmia
Migliore sceneggiatura
Tommaso Landucci e Damiano Femfert — I figli della scimmia
Miglior cortometraggio
Quelques instants de bonheur (A Few Moments of Happiness) — Shaden Safieddine Tazi
Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis”
La maison du vent (House of the Wind) — Auguste Bernard Kouemo Yanghu
Venezia Spotlight
Premio degli Spettatori Armani Beauty
Eu Contez (I Matter) — Alina Șerban
Venezia Classici
Miglior film restaurato
La lunga notte del ’43 — Florestano Vancini
Venice Immersive
Gran Premio Venice Immersive
The Pigeon Ring — Shixin Tao e Yuqi Zhang
Premio Speciale della Giuria Venice Immersive
Out of the Ashes — Rory Mitchell e Nonny De La Peña
Premio per la Realizzazione Venice Immersive
Empire at Sea — Peter Flaherty
A cura della redazione di ONOFF MAG
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