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Edoardo De Angelis, Vanessa Scalera e Lino Musella accendono Il fuoco che ti porti dentro

Il fuoco che ti porti dentro: Vanessa Scalera incendia la famiglia di Edoardo De Angelis

Una Vigilia di Natale, una famiglia riunita controvoglia e una madre capace di occupare ogni centimetro dello spazio e della vita dei propri figli. Con Il fuoco che ti porti dentro, in Concorso a Venezia 83, Edoardo De Angelis trasforma il romanzo di Antonio Franchini in una tragicommedia familiare feroce e divertente, dominata da una straordinaria Vanessa Scalera e da un altrettanto intenso Lino Musella.

Ci sono famiglie in cui il Natale rappresenta una tregua e altre nelle quali è esattamente il contrario. In Il fuoco che ti porti dentro, il nuovo film di Edoardo De Angelis presentato in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, la Vigilia diventa un detonatore: basta riunire le persone intorno a un tavolo perché tutto ciò che per anni è rimasto nascosto torni improvvisamente a galla.

Il film è tratto dall'omonimo romanzo-memoir di Antonio Franchini, adattato per il cinema da Francesco Piccolo, Ilaria Macchia ed Edoardo De Angelis. Al centro c'è Angela, interpretata da Vanessa Scalera, una madre napoletana eccessiva, aggressiva, irresistibile, capace nello stesso momento di amare, giudicare, invadere e ferire. Suo figlio Antonio, interpretato da Lino Musella, ha fatto quello che probabilmente gli sembrava l'unico modo possibile per sopravvivere: è andato via. Ha lasciato Napoli, si è trasferito a Milano, ha costruito una carriera di successo e una propria famiglia. Ma la distanza geografica evidentemente non basta.

Una madre impossibile da contenere

Angela arriva a Milano per Natale e immediatamente occupa la casa, la cucina, le conversazioni e soprattutto lo spazio emotivo di tutti gli altri. La cena della Vigilia diventa così una progressiva resa dei conti nella quale il cibo, i ricordi, le provocazioni, un cappone poco disposto a finire in pentola e persino l'attesa di una figlia che forse arriverà o forse no contribuiscono a trasformare un normale incontro familiare in un campo di battaglia.

Il meccanismo funziona perché Angela non è costruita per essere simpatica. Al contrario, è piena di contraddizioni, pregiudizi, rancori e convinzioni difficili da accettare. È una donna che sembra avere bisogno del conflitto per sentirsi viva e che riesce a trasformare qualsiasi frase in un'occasione per provocare qualcuno.

Eppure il film non la riduce mai a una caricatura.

Dietro la sua aggressività si intravede continuamente qualcosa di più fragile e oscuro. È esattamente questa ambivalenza che interessa De Angelis, che nelle sue note di regia descrive Angela come una figura capace contemporaneamente di attrarlo e respingerlo: avvicinarsi significa rischiare di bruciarsi, allontanarsi significa sentire freddo.

Ed è probabilmente questa la metafora più precisa dell'intero film.

Vanessa Scalera, un personaggio che divora lo schermo

Vanessa Scalera è straordinaria.

È difficile immaginare Il fuoco che ti porti dentro senza di lei, perché Angela non è soltanto la protagonista: è la forza che determina il ritmo stesso del film. Scalera la costruisce attraverso la voce, il corpo, il dialetto, il modo di mangiare, fumare, cucinare, guardare gli altri e soprattutto il modo di impossessarsi dello spazio.

È una performance fisica prima ancora che verbale.

Angela entra in una stanza e improvvisamente tutti gli altri personaggi sembrano costretti a ridefinire la propria posizione rispetto a lei. È rumorosa, invadente, a volte insopportabile, ma possiede una vitalità che rende impossibile distogliere lo sguardo.

Il rischio era enorme: un personaggio così eccessivo avrebbe potuto rapidamente diventare monocorde. Scalera riesce invece a mantenerlo continuamente vivo, passando con grande naturalezza dalla comicità alla ferocia e, quasi senza avvertirci, a momenti di sorprendente vulnerabilità.

Lino Musella e il peso di essere figlio

Ma il film funziona anche perché di fronte a lei c'è Lino Musella, davvero eccellente nel ruolo di Antonio.

Se Angela è fuoco, Antonio ha costruito la propria vita tentando di essere esattamente il contrario. È controllato, colto, razionale, apparentemente pacificato. Milano rappresenta anche questo: una distanza da Napoli e soprattutto dalla madre, la possibilità di inventarsi un'identità differente.

Ma basta che Angela entri in casa perché quella costruzione cominci a cedere.

Musella lavora molto bene per sottrazione. Il suo personaggio accumula, trattiene, osserva. In molti momenti si percepisce chiaramente che Antonio conosce già la traiettoria di ogni discussione: sa perfettamente dove porterà ogni frase della madre e cerca disperatamente di evitarla. Proprio per questo, quando la tensione finalmente esplode, il conflitto acquista una forza diversa.

Quello tra Angela e Antonio è un corpo a corpo sentimentale, nel quale amore e rabbia diventano quasi indistinguibili.

Una commedia che contiene una tragedia

Uno degli aspetti più riusciti del film è il tono. De Angelis avrebbe potuto trasformare questa storia in un dramma familiare molto cupo. Sceglie invece di affidarsi continuamente alla commedia, anche nei momenti più dolorosi.

Si ride molto, e spesso proprio quando probabilmente non si dovrebbe.

La cucina diventa un palcoscenico, la cena una rappresentazione e la famiglia una compagnia di attori che conosce perfettamente il proprio ruolo ma continua a recitarlo da anni senza riuscire a cambiare copione. La presenza del cappone, inseguito e difeso mentre intorno esplodono conflitti enormemente più seri, è perfettamente coerente con questa idea di tragicommedia.

L'origine letteraria del film si sente, ma De Angelis riesce a trasformarla in qualcosa di fortemente cinematografico. La parola è importante, ma altrettanto lo sono i corpi, il cibo, gli oggetti e gli spazi.

C'è qualcosa della grande tradizione della commedia familiare napoletana ed eduardiana, ma riletta attraverso una sensibilità contemporanea e molto più abrasiva. Non sorprende considerando il rapporto che De Angelis ha già avuto con Eduardo De Filippo, dirigendo per la televisione Natale in casa Cupiello, Non ti pago e Sabato, domenica e lunedì.

Nord e Sud, genitori e figli

Dentro la guerra privata tra Angela e Antonio entra anche un conflitto culturale più ampio. Napoli e Milano non vengono utilizzate semplicemente come luoghi geografici: rappresentano due differenti modi di leggere il mondo.

Angela porta con sé una cultura fatta di tradizioni, convinzioni, rituali e contraddizioni; Antonio ha cercato di sostituirla con un universo più ordinato e contemporaneo. Ma il film evita opportunamente di stabilire quale dei due sia quello “giusto”.

Entrambi hanno costruito delle difese.

E dietro lo scontro generazionale emerge qualcosa che riguarda molte famiglie: quanto di ciò da cui cerchiamo di fuggire continua comunque a vivere dentro di noi?

Il romanzo di Franchini nasce dalla figura reale della madre dello scrittore e la descrive attraverso una lunga serie di contraddizioni, trasformando un'esperienza autobiografica in una riflessione più ampia sull'identità, sulla famiglia e su un Paese attraversato da rancori e appartenenze difficili da superare.

Un film che ci è piaciuto molto

A ONOFFMAG Il fuoco che ti porti dentro è piaciuto molto.

Ci è piaciuta soprattutto la capacità di tenere insieme toni apparentemente incompatibili: si passa dal comico al drammatico senza avere mai l'impressione di cambiare film. La regia di De Angelis mantiene una forte energia, la sceneggiatura costruisce dialoghi capaci di essere contemporaneamente divertenti e feroci e tutto il cast lavora con grande precisione.

Ma a restare impressi sono soprattutto Vanessa Scalera e Lino Musella. Lei è travolgente, imprevedibile, quasi incontenibile; lui riesce a costruire un perfetto contrappunto, facendo emergere progressivamente tutta la rabbia e la fragilità di un figlio che ha passato una vita tentando di mettere distanza tra sé e quella madre.

Alla fine il titolo acquista un significato molto più ampio. Il fuoco che Angela porta dentro non appartiene soltanto a lei: è qualcosa che passa da una generazione all'altra, può scaldare oppure bruciare, unire una famiglia o costringerla a fuggire.

E forse il punto più interessante del film è proprio questo: possiamo andare molto lontano dalle persone che ci hanno cresciuto, ma non è altrettanto semplice allontanarci da ciò che hanno lasciato dentro di noi.

Cluadio Napoli

 

IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO

Regia: Edoardo De Angelis
Dal romanzo di Antonio Franchini
Sceneggiatura: Francesco Piccolo, Ilaria Macchia, Edoardo De Angelis
Con: Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito, Tommaso Ragno
Fotografia: Vladan Radovic
Montaggio: Lorenzo Peluso
Scenografia: Carmine Guarino
Costumi: Massimo Cantini Parrini
Musiche originali: La Niña
Produzione: Picomedia con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 93 minuti.

Venezia 83 – Concorso ufficiale.

  • 11 settembre 2026
  • Cinema
  • Venezia
  • Claudio
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