Presentato Fuori Concorso a Venezia 83, Scherzetto di Mario Martone è una piccola e felicissima sorpresa. Un film intimo, ironico e malinconico, costruito sul confronto tra un nonno e un nipote. Toni Servillo è, come sempre, straordinario, ma il piccolo Lorenzo Perrotta riesce nell’impresa più difficile: stargli davanti senza scomparire.
A volte i film più piacevoli di un festival sono proprio quelli che arrivano senza il peso del Concorso. Scherzetto, il nuovo film di Mario Martone, è stato per noi una di queste sorprese. Presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, nasce dall’omonimo romanzo di Domenico Starnone, adattato dallo stesso Martone insieme a Ippolita di Majo.
La storia è semplice: un appartamento, un nonno, un bambino di cinque anni e pochi giorni da trascorrere insieme. Ma dentro questo spazio ristretto entrano molti temi: il tempo che passa, l’infanzia, la vecchiaia, la memoria, l’arte, la famiglia e il rapporto con Napoli.
Daniele Mallarico, interpretato da Toni Servillo, è un illustratore affermato, vedovo, che vive a Milano e torna a Napoli nella casa della sua infanzia per occuparsi per qualche giorno del nipote Mario. Il bambino ha cinque anni, parla senza sosta, sa tutto, vuole spiegare tutto e possiede quell’energia incontenibile capace di mettere in crisi qualunque adulto. Da qui nasce un duello domestico fatto di provocazioni, incomprensioni e piccoli rovesciamenti di potere.
Toni Servillo e Lorenzo Perrotta
Di Toni Servillo si rischia quasi di non sapere più cosa aggiungere. Anche qui riesce a costruire un personaggio complesso attraverso dettagli minimi: una pausa, uno sguardo, una postura. Daniele è un uomo sicuro della propria storia professionale, ma il ritorno nella casa dell’infanzia lo costringe a confrontarsi con qualcosa di molto più fragile: il tempo trascorso, il rapporto con il padre, la paura di non essere più all’altezza di ciò che è stato.
Servillo passa continuamente dall’irritazione alla malinconia, dall’autorità alla vulnerabilità, ma la vera sorpresa del film è Lorenzo Perrotta. Il piccolo Mario è spettacolare per naturalezza, energia e capacità di reggere il confronto con un attore come Servillo senza trasformarsi mai in una semplice macchietta.
Martone racconta nelle note di regia quanto fosse imprevedibile lavorare con un bambino di cinque anni, tanto da definire quella presenza una sorta di “campo incognito”. È probabilmente proprio questa componente incontrollabile a dare al film una parte importante della sua vitalità.
Due generazioni, un terreno comune
Il cuore di Scherzetto è il confronto tra due estremi della vita: un uomo che guarda indietro e un bambino che considera tutto ancora possibile. All’inizio il rapporto tra i due è quasi una guerra. Mario invade gli spazi del nonno, mette in discussione la sua autorità e interferisce con il suo lavoro, ma progressivamente il gioco diventa il punto di contatto tra i due.
Mario vuole giocare, Daniele vorrebbe lavorare ai suoi disegni, ma lentamente anche il lavoro torna a essere gioco e la creatività diventa il terreno in cui nonno e nipote finiscono per riconoscersi.
È interessante che Martone consideri entrambi, in qualche modo, degli artisti. Nella conversazione contenuta nel pressbook arriva infatti a dire “Ma qui io sono Mario!”, riconoscendo nel bambino una vitalità creativa feroce capace di mettere in crisi quella adulta.
Napoli, l’appartamento e i fantasmi
Poi c’è Napoli, ma non è la Napoli da cartolina. Martone ambienta il film in un grande edificio del dopoguerra nella zona del Lavinaio, vicino alla Stazione Centrale, che lui stesso descrive come un esempio di brutalismo napoletano.
Il balcone dell’appartamento diventa una soglia tra interno ed esterno: da una parte la casa, dall’altra il rumore della città, il vuoto, la memoria. La fotografia di Paolo Carnera lavora molto bene su questa tensione, facendo dell’appartamento quasi un altro personaggio.
Dentro quella casa cominciano ad apparire anche i fantasmi del passato di Daniele, ma Martone sceglie di renderli fisici, reali, senza trasformarli in presenze spettacolari. Sono corpi che entrano nello spazio domestico e riportano in superficie memorie familiari e figure rimosse. Per costruirli, il film passa anche attraverso i disegni di Dario Maglionico, autore delle illustrazioni dell’edizione Einaudi del romanzo di Starnone.
Un film leggero solo in apparenza
La qualità migliore di Scherzetto è forse proprio la sua capacità di cambiare tono con naturalezza. È una commedia, una storia familiare, un film sulla vecchiaia, sull’arte e sulla memoria, con momenti quasi fantastici. Eppure non dà mai l’impressione di voler dimostrare troppo.
Il film ci è piaciuto molto. È molto piacevole da scoprire, ha un ritmo leggero ma non superficiale e riesce a toccare temi importanti senza appesantirli. Dietro il rapporto tra nonno e nipote ci sono la paura di invecchiare, il dubbio sul proprio talento, il peso della famiglia e la necessità di rimettersi in gioco.
Proprio per questo ci dispiace che Scherzetto non sia stato considerato per il Concorso ufficiale. Naturalmente le selezioni festivalieri rispondono a molti equilibri, ma il film di Martone ha scrittura, interpretazioni e personalità sufficienti per confrontarsi con molti titoli della sezione principale.
Resta comunque la soddisfazione di averlo visto qui a Venezia. A volte i film che arrivano senza grandi aspettative sono quelli che si fanno ricordare di più.
A ONOFFMAG Scherzetto è piaciuto molto. Servillo è straordinario, ma Lorenzo Perrotta è una vera scoperta: naturale, divertente e capace di sostenere un confronto cinematografico difficilissimo.
In fondo il film racconta una cosa molto semplice: un bambino entra nella vita perfettamente organizzata di un adulto e la mette sottosopra. Solo che quell’adulto ha settant’anni e forse aveva proprio bisogno che qualcuno arrivasse a fargli uno scherzetto.
Claudio Napoli
SCHERZETTO
Regia: Mario Martone
Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita di Majo
Dal romanzo omonimo di Domenico Starnone, edito da Einaudi
Con Toni Servillo, Lorenzo Perrotta, Serena Rossi, Leonardo Lidi, Gianluca Di Gennaro, con la partecipazione di Giovanni Ludeno.
Fotografia: Paolo Carnera
Montaggio: Jacopo Quadri
Scenografia: Carmine Guarino
Costumi: Daniela Ciancio
Musiche: Valerio Vigliar
VFX Supervisor: Maria Lisa Mossa
VFX: EDI – Effetti Digitali Italiani
Produzione: MAD Entertainment con Rai Cinema, in associazione con EDI Effetti Digitali Italiani e Picomedia
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 103 minuti.
Venezia 83 – Fuori Concorso.
A cura della redazione di ONOFF MAG
Founder & Director Claudio Napoli
Web Development SEA Stefano Albis
© www.ONOFFMAG.com