Con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi, Paolo Strippoli costruisce un thriller psicologico che usa il linguaggio dell’horror per raccontare una famiglia fondata su un segreto, sulla paura e sulla perdita del controllo. Un film che a ONOFFMAG è piaciuto molto, anche per la qualità del lavoro tecnico sugli effetti speciali e visivi.
Con L’Estranea, Paolo Strippoli arriva nel Concorso ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia continuando a lavorare nel territorio che negli ultimi anni ha progressivamente definito il suo cinema: un luogo in cui l’orrore non arriva necessariamente dall’esterno, ma nasce dentro la famiglia, dentro il corpo e dentro le relazioni.
l film parte da una situazione apparentemente semplice. Una donna torna improvvisamente nella vita della figlia per raccontarle la verità sulla propria famiglia: molti anni prima è stato stretto un patto con una misteriosa estranea, e quel segreto, rimasto nascosto troppo a lungo, torna ora a chiedere il proprio prezzo. È questo il nucleo narrativo indicato dalla stessa logline ufficiale del film.
Ma Strippoli utilizza questa premessa soprattutto per costruire un racconto sulla trasmissione della paura, sul senso di colpa e su quelle zone della vita familiare che tendiamo a nascondere fino al momento in cui diventano impossibili da controllare.
Una famiglia costruita su una verità rimossa
Al centro della storia ci sono Anna, interpretata da Jasmine Trinca, e sua figlia Alice, interpretata da Romana Maggiora Vergano. Accanto a loro troviamo Adriano Giannini nel ruolo di Walter e Valeria Bruni Tedeschi, accreditata semplicemente come “L’estranea”.
La scelta è già molto indicativa.
L’estranea non è soltanto un personaggio: diventa quasi una presenza astratta, qualcosa che appartiene contemporaneamente alla realtà, al ricordo e alla paura. Il suo ingresso nel racconto rompe progressivamente l’equilibrio e mette in discussione tutto ciò che i personaggi pensavano di conoscere della propria storia.
Il film lavora così su un elemento molto semplice ma efficace: quanto può resistere una famiglia se scopre che una parte della propria identità è stata costruita su qualcosa di taciuto?
È proprio il controllo, o meglio la sua impossibilità, a diventare uno dei motori più interessanti del film.
Controllare una famiglia, controllare ciò che viene raccontato ai figli, controllare il passato, controllare persino il modo in cui gli altri ci percepiscono. Tutto funziona finché qualcosa non rompe il sistema.
E in L’Estranea quella rottura arriva lentamente, insinuandosi prima nel quotidiano e poi progressivamente anche nella percezione della realtà.
L’horror come linguaggio del quotidiano
Il cinema di Paolo Strippoli continua a lavorare su un confine molto interessante del cinema italiano contemporaneo: utilizzare il genere non come semplice contenitore, ma come strumento per parlare di qualcosa di estremamente reale.
Dopo A Classic Horror Story, Piove, La valle dei sorrisi e ora L’Estranea, Strippoli conferma il proprio interesse per un horror capace di contaminarsi con il dramma psicologico e familiare. Il suo cinema non cerca soltanto la paura immediata: cerca piuttosto quella sensazione più sottile per cui qualcosa, all’interno di una situazione apparentemente normale, comincia lentamente a non essere più al proprio posto.
In L’Estranea la dimensione perturbante entra nella casa e nei rapporti familiari.
È probabilmente questo uno degli aspetti più riusciti del film: l’orrore non ha bisogno di costruire necessariamente un mondo separato dal nostro. Può nascere da una conversazione, da una verità taciuta, dalla presenza improvvisa di qualcuno che modifica completamente il significato di ciò che abbiamo vissuto.
Il soprannaturale, quando emerge, non cancella quindi il dramma umano. Lo amplifica.
Jasmine Trinca e Romana Maggiora Vergano: due generazioni davanti allo stesso segreto
Il rapporto tra Anna e Alice è inevitabilmente il cuore emotivo del film.
Jasmine Trinca lavora su un personaggio attraversato continuamente da tensione, fragilità e responsabilità, mentre Romana Maggiora Vergano porta nel film una presenza capace di alternare durezza e vulnerabilità.
La loro relazione permette al racconto di muoversi continuamente tra due tempi: quello di chi ha costruito il segreto e quello di chi ne subisce improvvisamente le conseguenze.
Ed è un meccanismo particolarmente efficace perché Strippoli non utilizza la rivelazione come semplice colpo di scena. Il segreto diventa qualcosa di molto più profondo: modifica retroattivamente i ricordi, i rapporti e persino l’identità dei personaggi.
Romana Maggiora Vergano torna inoltre a lavorare con Strippoli dopo La valle dei sorrisi. Il suo percorso negli ultimi anni è cresciuto rapidamente, da C’è ancora domani a Il tempo che ci vuole, fino a questo nuovo ruolo da coprotagonista.
Valeria Bruni Tedeschi, una presenza che destabilizza
Particolarmente interessante è la scelta di Valeria Bruni Tedeschi per il ruolo dell’estranea.
È un’attrice capace di introdurre nei personaggi una forma di imprevedibilità quasi naturale: fragilità e minaccia possono convivere nello stesso gesto, talvolta nella stessa espressione.
Qui questa qualità diventa perfettamente funzionale al film.
La sua presenza non ha bisogno di essere continuamente sottolineata. Basta spesso che entri nell’inquadratura perché cambi l’equilibrio emotivo della scena.
E Strippoli sembra esserne perfettamente consapevole.
La dimensione horror di L’Estranea passa quindi anche attraverso i corpi degli attori, i loro silenzi e la distanza che progressivamente si crea tra loro.
Un lavoro tecnico che abbiamo apprezzato
A noi il film è piaciuto molto. Oltre alla costruzione narrativa e al lavoro degli attori, abbiamo apprezzato particolarmente anche la componente tecnica.
Interessante il lavoro sugli effetti speciali prostetici, soprattutto nella trasformazione fisica del figlio dei protagonisti e nel progressivo incremento del suo peso, che diventa parte integrante della dimensione perturbante del racconto. La supervisione del trucco prostetico è di Olivier Afonso, con prosthetic design di Denise Boccacci e Andrea Leanza.
Molto efficace anche il lavoro sugli effetti visivi, supervisionati da Giuseppe Squillaci, con Julien Vandevelde, Sander Jansens e Laureline Silan. Nel film i VFX acquistano particolare forza nelle sequenze in cui la realtà sembra progressivamente deformarsi: l’inondazione, i grandi vortici delle nuvole e le trasformazioni atmosferichecontribuiscono ad ampliare la dimensione del racconto, portando l’inquietudine familiare verso immagini più grandi e quasi apocalittiche.
Sono momenti in cui il film apre improvvisamente il proprio spazio visivo e trasforma un dramma privato in qualcosa di molto più ampio, come se ciò che accade dentro la famiglia finisse per contaminare anche il paesaggio e il mondo esterno.
Un cinema italiano che torna a usare il genere
La presenza di L’Estranea nel Concorso ufficiale di Venezia è interessante anche per un motivo più generale.
Per molto tempo in Italia il cinema di genere è stato considerato quasi come una categoria parallela rispetto al cosiddetto cinema d’autore. Strippoli appartiene invece a una generazione di registi per cui questa distinzione sembra avere sempre meno senso.
L’horror può essere politico, psicologico, familiare.
Può parlare della società attraverso una deformazione della realtà.
E soprattutto può utilizzare codici molto riconoscibili senza rinunciare a una precisa identità autoriale.
In questo senso L’Estranea lavora bene proprio quando riesce a mantenere insieme due livelli: da una parte la storia familiare e il rapporto tra madre e figlia, dall’altra l’escalation visiva e fantastica che progressivamente porta il film verso una dimensione più estrema.
Un film che ci ha convinto
L’Estranea è un film che a ONOFFMAG è piaciuto, perché riesce a utilizzare il linguaggio dell’horror senza rimanere prigioniero dei suoi codici. La paura è presente, ma è soprattutto uno strumento per parlare di famiglia, senso di colpa, trasformazione e perdita del controllo.
Funzionano gli attori, funziona la costruzione dell’atmosfera e funziona la componente tecnica, dal trucco prostetico agli effetti speciali fino ai VFX, particolarmente efficaci nelle sequenze dell’inondazione e delle alterazioni del cielo.
Strippoli dimostra ancora una volta di sapere lavorare in quella zona di confine in cui il cinema di genere incontra il dramma psicologico e familiare. Ed è proprio quando queste due dimensioni si sovrappongono che L’Estranea trova i suoi momenti più riusciti.
L’estraneo, in fondo, non è necessariamente qualcuno che arriva da fuori.
A volte è qualcosa che era già dentro la nostra storia e che semplicemente non avevamo ancora visto.
L’ESTRANEA
Regia: Paolo Strippoli
Sceneggiatura: Paolo Strippoli, Salvatore De Chirico
Con: Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi
Fotografia: Cristiano Di Nicola
Montaggio: Federico Palmerini
Musiche originali: ROB
Scenografia: Marcello Di Carlo
Supervisione VFX: Giuseppe Squillaci
Durata: 115 minuti
Produzione: Propaganda Italia con Rai Cinema, in associazione con Dinamo Film, in coproduzione Italia-Francia-Belgio con Kazak Productions e Tarantula.
Distribuzione italiana: 01 Distribution
Al cinema dall’8 ottobre 2026.
A cura della redazione di ONOFF MAG
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