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L’estate in cui Anthony Bourdain diventò Bourdain

Prima di Bourdain c’era Tony: l’estate che accese una leggenda

Dominic Sessa interpreta il diciannovenne Anthony Bourdain in Tony – Diario di un giovane cuoco, il nuovo film A24 diretto da Matt Johnson. Nel cast anche Antonio Banderas, Emilia Jones e Leo Woodall. Dal 27 agosto al cinema.

Prima di Kitchen Confidential, dei viaggi intorno al mondo, delle cucine trasformate in luoghi da cui raccontare culture e persone, prima soprattutto che Anthony Bourdain diventasse un’icona, c’era semplicemente Tony. Diciannove anni, inquieto, arrogante quanto basta, affamato di esperienze e ancora completamente incerto su cosa fare della propria vita.

È da qui che parte Tony – Diario di un giovane cuoco, prodotto da A24 e diretto da Matt Johnson, nelle sale italiane dal 27 agosto. Non il racconto di un’intera esistenza, dunque, ma quello di una sola estate: quella del 1975 a Provincetown, sulla punta estrema di Cape Cod, Massachusetts. Un breve intervallo di tempo che avrebbe finito per modificare radicalmente la traiettoria del futuro chef, scrittore e narratore americano.

Prima della leggenda

Interpretato da Dominic Sessa, già rivelazione di The Holdovers – Lezioni di vita, Tony arriva a Provincetown quasi per caso. È brillante, irrequieto, spericolato e soprattutto alla ricerca di qualcosa che ancora non sa definire.

Lo trova, almeno in parte, nella cucina di un ristorante locale.

Prima come lavapiatti, poi sempre più immerso nel ritmo della brigata, Tony scopre un ambiente governato da regole molto diverse da quelle a cui è abituato: velocità, fatica fisica, gerarchie, precisione, euforia e caos. Un mondo popolato da cuochi, ribelli e personaggi irregolari nel quale il ragazzo sembra improvvisamente riconoscere qualcosa di sé.

Ed è probabilmente questo il punto più interessante del film: la cucina non viene raccontata semplicemente come l’origine della professione di Bourdain, ma come il luogo nel quale comincia a costruire la propria identità.

Un biopic che evita il biopic

Matt Johnson sceglie consapevolmente di non seguire la struttura tradizionale del film biografico.

Niente infanzia, successo, caduta, redenzione e conclusione. Tony concentra invece tutto su un unico momento formativo, cercando non tanto di spiegare chi fosse Anthony Bourdain quanto di osservare il processo attraverso il quale un giovane confuso comincia, quasi inconsapevolmente, a diventare l’uomo che conosceremo.

Il regista parla infatti di una storia di formazione dedicata a «qualcuno che tutti pensiamo di conoscere», osservato però in un periodo della sua vita quasi sconosciuto al grande pubblico. Il film è ispirato a fatti reali e ai ricordi dello stesso Bourdain, ma privilegia quella che gli autori definiscono una verità emotiva rispetto alla semplice ricostruzione cronologica.

Una scelta particolarmente adatta a una figura come Bourdain, diventato nel tempo molto più di uno chef. Nei suoi libri e nei programmi televisivi il cibo era raramente il vero punto di arrivo: diventava piuttosto il mezzo attraverso il quale parlare di persone, geografie, marginalità, desiderio e appartenenza.

Tony prova a cercare l'origine di quello sguardo.

Antonio Banderas, il maestro

Nel percorso del giovane Bourdain diventa centrale Chef, interpretato da Antonio Banderas.

È il proprietario del ristorante di pesce nel quale Tony inizia a lavorare: severo, concreto, poco disposto a tollerare la sua sregolatezza. Ma proprio per questo destinato a diventare una figura fondamentale.

Chef vede nel ragazzo qualcosa che Tony stesso non riesce ancora a riconoscere. Ma gli insegna contemporaneamente una lezione meno romantica e forse più importante: il talento senza disciplina serve a poco.

Matt Johnson costruisce così intorno al protagonista due forze contrapposte. Da una parte Chef, espressione di rigore, mestiere e responsabilità; dall’altra Sal, interpretato da Leo Woodall, incarnazione della libertà, della tentazione e dell’eccesso. Tony rimane sospeso esattamente nel mezzo.
Accanto a loro c’è Emilia Jones nei panni di Nancy, il primo grande amore di Tony e futura moglie di Bourdain. Non soltanto presenza sentimentale, ma interlocutrice capace di attraversare la spavalderia del ragazzo e riconoscerne fragilità e ambizioni.

Una Provincetown lontana dalla cartolina

Particolarmente interessante è il lavoro compiuto da Johnson sulla rappresentazione degli anni Settanta.

L'obiettivo non era costruire una Provincetown nostalgica, levigata dalla memoria, ma restituire un ambiente vissuto, imperfetto e fisicamente credibile. Il regista ha trascorso del tempo nella città durante la scrittura della sceneggiatura, incontrando persone che avevano conosciuto Bourdain e raccogliendo testimonianze e materiali legati a quei luoghi. I ricordi degli abitanti di Provincetown sono entrati direttamente nel processo di costruzione del film.

Anche visivamente Tony cerca una contaminazione tra cinema narrativo e osservazione documentaria.

Johnson cita come riferimento Streetwise, il documentario del 1984 di Martin Bell sui giovani di strada di Seattle, soprattutto per la capacità di avvicinarsi ai ragazzi senza trasformarli in figure costruite per la macchina da presa.

Il direttore della fotografia Michael Bauman ha lavorato con vecchie ottiche Panavision, tra cui le serie PVintage e H, cercando una morbidezza e una grana compatibili con l’immaginario cinematografico degli anni Settanta. La macchina da presa privilegia inoltre primi piani e focali lunghe, soprattutto sul volto di Dominic Sessa, per mantenere lo spettatore vicino alle oscillazioni emotive del protagonista senza trasformare continuamente la camera in una presenza dichiarata.

Gran parte del film è stata inoltre girata realmente a Cape Cod e Provincetown, utilizzando luoghi storici come Spiritus Pizza, Lobster Pot e Old Colony Tap.

Un dettaglio non secondario per un film nel quale il luogo non costituisce soltanto uno sfondo, ma diventa parte integrante della trasformazione del protagonista.

Un ragazzo che prova a diventare qualcuno

È forse qui che Tony – Diario di un giovane cuoco trova il suo tema più contemporaneo.

Non nella domanda “come è diventato famoso Anthony Bourdain?”, ma in qualcosa di molto più universale: come si costruisce un’identità quando ancora non sappiamo chi vogliamo essere?

Il Tony raccontato da Johnson prova continuamente delle versioni di sé: scrittore, intellettuale, ribelle, artista, amante, lavapiatti. Mostra sicurezza mentre nasconde confusione e insicurezza. Dominic Sessa e il regista hanno lavorato proprio su questa idea di una maturità inizialmente recitata, quasi sulla strategia del fake it till you make it: comportarsi come la persona che si vorrebbe diventare prima di esserlo davvero.

Sapere quale sarà il destino di quel ragazzo rende inevitabilmente ogni piccolo gesto carico di un significato ulteriore.

Ma il film sembra voler evitare proprio la trappola della predestinazione. Non guarda Tony come un giovane genio che deve inevitabilmente diventare Anthony Bourdain. Lo osserva piuttosto nel momento in cui il futuro è ancora completamente aperto.

Ed è probabilmente la prospettiva più interessante per raccontare un personaggio entrato da tempo nella mitologia contemporanea: togliere per un attimo il nome Anthony Bourdain e tornare a guardare semplicemente Tony.


TONY – DIARIO DI UN GIOVANE CUOCO
USA, 2026 — 106 minuti
Regia: Matt Johnson
Con: Dominic Sessa, Antonio Banderas, Emilia Jones, Leo Woodall
Produzione: A24
Distribuzione italiana: I Wonder Pictures
Al cinema dal 27 agosto 2026

A cura della redazione di ONOFF MAG
Founder & Director Claudio Napoli
Web Development SEA Stefano Albis
© www.ONOFFMAG.com

  • 25 agosto 2026
  • Cinema
  • Roma
  • Claudio
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