Dopo aver costruito per anni la propria mitologia intorno all’Altrove, la dimensione sospesa tra vita e morte che ha reso riconoscibile l’intera saga, Insidious torna al cinema con un nuovo capitolo che prova a ribaltare il meccanismo alla base del franchise.
In Insidious: Fuori dall’Altrove, al cinema dal 19 agosto, il pericolo non nasce più soltanto dalla possibilità di attraversare quel confine invisibile che separa il nostro mondo da quello delle anime perdute. Questa volta il problema è molto più radicale: qualcosa può attraversarlo nella direzione opposta.
Il nuovo film, scritto e diretto da Jacob Chase, introduce infatti una nuova protagonista e una nuova famiglia, ma conserva il legame con l’universo costruito dalla saga negli anni. Al centro della storia c’è Gemma, interpretata da Amelia Eve, una giovane madre che vive con la figlia nella casa in cui è cresciuta. È proprio lì che scopre di possedere una capacità particolare: può entrare nell’Altrove.
La scoperta, però, porta con sé una conseguenza ancora più inquietante. Gemma non è soltanto capace di attraversare quella dimensione, ma può anche riportare qualcosa indietro con sé. Da quel momento la separazione tra i due mondi comincia a cedere e ciò che fino a quel momento apparteneva all’Altrove può trovare spazio nella realtà.
È questo il punto più interessante del nuovo capitolo: Insidious non cambia completamente identità, ma prova a modificare le proprie regole interne. Per anni il pubblico ha imparato a conoscere l’Altrove come un luogo da raggiungere, attraversare e soprattutto abbandonare prima che fosse troppo tardi. In Fuori dall’Altrove, invece, la minaccia non resta confinata dall’altra parte. Può uscire, seguirti, occupare gli stessi spazi della quotidianità.
Il risultato è un ritorno a uno degli elementi più efficaci dell’horror soprannaturale: l’invasione del familiare. La casa, il corridoio, una porta socchiusa, una stanza apparentemente vuota diventano nuovamente luoghi in cui il confine tra ciò che conosciamo e ciò che non dovrebbe esistere si fa sempre più sottile.
Il trailer finale insiste proprio su questa idea, costruendo la tensione non tanto sull’esplorazione dell’Altrove quanto sulla possibilità che quel mondo riesca a entrare nel nostro.
A tenere insieme il nuovo capitolo con il passato della saga c’è ancora una volta Lin Shaye, che torna nei panni di Elise Rainier, il personaggio forse più iconico dell’intero universo di Insidious. La sua presenza permette al film di introdurre nuovi protagonisti senza perdere il legame con una mitologia che il pubblico conosce ormai da oltre quindici anni.
Accanto a Amelia Eve e Lin Shaye troviamo Brandon Perea, mentre la regia è affidata a Jacob Chase, autore che arriva al franchise dopo aver già lavorato sul terreno dell’horror soprannaturale.
Il primo Insidious aveva costruito gran parte della propria forza su un’idea relativamente semplice: l’orrore non era necessariamente legato a una casa infestata, ma a una dimensione parallela capace di entrare in contatto con il nostro mondo attraverso la mente e il corpo dei protagonisti.
Da quella intuizione è nato uno dei franchise horror più redditizi degli ultimi anni, capace di superare complessivamente i 740 milioni di dollari di incassi nel mondo, secondo i dati diffusi dalla produzione.
Il successo della saga non dipende però soltanto dal rendimento commerciale. Insidious ha costruito nel tempo un immaginario visivo preciso, fatto di oscurità, presenze, possessioni e ambienti quotidiani trasformati in spazi ostili. Un linguaggio riconoscibile che ha permesso ai diversi capitoli di muoversi tra prequel, sequel e nuove linee narrative mantenendo sempre lo stesso universo di riferimento.
Con Fuori dall’Altrove la scelta sembra essere quella di allargare ancora una volta questo spazio narrativo. Non viene abbandonata la mitologia esistente, ma viene aggiunta una nuova possibilità: se fino a oggi l’Altrove era un luogo che bisognava raggiungere, adesso può essere lui a raggiungere noi.
È una variazione apparentemente semplice, ma sufficiente per cambiare l’equilibrio della storia. La minaccia non si trova più necessariamente “dall’altra parte” e questo consente al film di riportare il terrore direttamente negli ambienti della vita quotidiana.
Il tema più interessante che emerge dal materiale promozionale è proprio quello del confine.
Gemma possiede un potere che sembra inizialmente darle un vantaggio, ma che rapidamente si trasforma in una vulnerabilità. La possibilità di entrare nell’Altrove diventa anche la possibilità di aprire una porta che forse non può più essere chiusa.
Da questo punto di vista Insidious: Fuori dall’Altrove sembra voler lavorare meno sulla scoperta di un nuovo mondo e più sulle conseguenze della contaminazione tra due realtà.
Ed è probabilmente qui che la saga può trovare nuova energia.
Dopo diversi capitoli, continuare semplicemente a esplorare l’Altrove avrebbe rischiato di trasformare quella dimensione in un territorio fin troppo familiare. Portarne invece le presenze nel mondo reale restituisce alla storia una possibilità narrativa più immediata e, almeno sulla carta, più inquietante.
Perché l’idea centrale dell’horror resta sempre la stessa: ciò che fa davvero paura non è necessariamente qualcosa che vive lontano da noi.
È qualcosa che riesce ad arrivare fino a casa.
Insidious: Fuori dall’Altrove
Scritto e diretto da Jacob Chase
Con Amelia Eve, Brandon Perea e Lin Shaye
Dal 19 agosto al cinema
A cura della redazione di ONOFF MAG
Founder & Director Claudio Napoli
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