I numeri dell’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica restituiscono l’immagine di un festival vasto, internazionale e articolato, ma evidenziano anche uno squilibrio di genere ancora molto marcato, soprattutto nelle sezioni di maggiore visibilità.
Alla selezione sono stati iscritti complessivamente 4.740 titoli: 1.972 lungometraggi, 2.500 cortometraggi, 60 classici restaurati e 208 progetti immersivi. I Paesi rappresentati nella selezione ufficiale sono 62, mentre i nuovi lungometraggi selezionati sono 88, distribuiti tra Concorso, Venice Open – Fuori Concorso, Orizzonti, Venezia Spotlight, Biennale College Cinema e una proiezione speciale.
La fotografia più significativa, tuttavia, riguarda la regia.
Su 4.740 opere presentate, 3.095 risultano dirette da uomini, pari al 65,29% del totale. Le opere a regia femminile sono invece 1.545, pari al 32,59%. Altri 100 titoli, il 2,11%, sono indicati come appartenenti a una regia non dichiarata o ad altra definizione.
Il rapporto è quindi vicino a due opere dirette da uomini per ogni opera diretta da una donna. Non si tratta di una differenza marginale, ma di uno squilibrio strutturale che attraversa l’intero bacino delle candidature.
L’analisi diventa ancora più netta osservando i lungometraggi di finzione.
Tra i 1.435 lungometraggi fiction iscritti, 1.074 sono diretti da uomini, pari al 74,8%. Le regie femminili sono 352, cioè il 24,6%, mentre nove titoli rientrano nella categoria non dichiarata o altra.
In altre parole, nella fiction cinematografica soltanto circa un film su quattro tra quelli presentati alla Mostra è diretto da una donna.
La situazione migliora leggermente nel settore non-fiction, ma resta comunque distante da un equilibrio. Dei 537 lungometraggi non-fiction iscritti, 378 sono diretti da uomini, pari al 70,4%, mentre 156 sono firmati da donne, il 29,05%. Tre titoli appartengono alla categoria non dichiarata o altra.
Il documentario e la non-fiction sembrano quindi offrire uno spazio relativamente maggiore alle registe, ma il divario rimane superiore ai quaranta punti percentuali.
Il dato più problematico riguarda il passaggio dalle iscrizioni alla selezione.
Nel Concorso ufficiale di Venezia 83, considerando anche le eventuali doppie regie, risultano 19 presenze maschili e una sola femminile. La rappresentanza femminile è dunque pari al 5% circa delle regie presenti nella sezione più prestigiosa della Mostra.
È un numero che pesa più degli altri, perché il Concorso non rappresenta soltanto una selezione artistica. È il luogo che concentra la maggiore attenzione mediatica, le star internazionali, le conferenze stampa, il mercato, i premi ufficiali e la possibilità di entrare nella storia del festival.
Uno squilibrio così evidente nella sezione principale non può essere letto esclusivamente come una conseguenza del numero di opere presentate. Tra i titoli complessivamente iscritti, infatti, le regie femminili rappresentano il 32,59%. Nel Concorso scendono invece a circa il 5%.
Questo non significa automaticamente che sia possibile ricavare dai dati una spiegazione certa del processo selettivo. Il documento statistico non fornisce informazioni sulla qualità delle opere, sui criteri di valutazione o sulle diverse fasi della selezione. Tuttavia, mostra con chiarezza che la distanza tra partecipazione e accesso alla vetrina principale aumenta in modo considerevole.
La situazione cambia nelle altre sezioni.
In Orizzonti risultano 12 regie maschili e 8 femminili. Il rapporto resta sbilanciato, ma è molto più vicino a un equilibrio rispetto al Concorso.
Negli Orizzonti Corti, invece, si raggiunge una perfetta parità: 8 regie maschili e 8 femminili. Anche Biennale College Cinema presenta una distribuzione equilibrata, con due uomini e due donne.
Venezia Spotlight conta sette regie maschili e una femminile, mentre Venice Open – Fuori Concorso, includendo cortometraggi, serie e proiezioni speciali, registra 37 presenze maschili, nove femminili e una appartenente alla categoria “altra”.
I dati suggeriscono quindi che gli spazi più aperti alla ricerca, ai nuovi autori e ai formati brevi riescano a costruire una rappresentanza più equilibrata. Al contrario, nelle sezioni maggiormente legate al prestigio, alla produzione internazionale di alto profilo e ai grandi nomi, la presenza femminile tende a ridursi.
Anche il settore immersivo, spesso considerato uno dei territori più innovativi e sperimentali del cinema contemporaneo, presenta un divario significativo.
Considerando le doppie regie, Venice Immersive conta 45 presenze maschili, 20 femminili e due appartenenti alla categoria altra. La componente femminile è quindi più consistente rispetto al Concorso, ma resta minoritaria.
Il dato è interessante perché mostra come l’innovazione tecnologica non produca automaticamente maggiore equilibrio. Realtà virtuale, mixed reality e installazioni immersive possono aprire nuovi linguaggi, ma continuano a riflettere molte delle disparità presenti nel cinema tradizionale.
Nel suo complesso, Venezia 83 presenta una selezione vasta: 88 nuovi lungometraggi, 18 cortometraggi, una serie televisiva, 19 restauri di Venezia Classici e 68 opere di Venice Immersive. È una manifestazione capace di coinvolgere produzioni e coproduzioni provenienti da 62 Paesi.
Questa ricchezza geografica e linguistica, però, non coincide ancora con una piena pluralità sul piano della rappresentanza di genere.
La questione non riguarda soltanto il numero delle registe. Riguarda l’accesso ai budget, alle produzioni più strutturate, ai cast internazionali, alla distribuzione, ai mercati e alle sezioni capaci di trasformare un film in un evento mondiale.
I dati della Mostra non permettono di stabilire dove nasca esattamente lo squilibrio: nella formazione, nella produzione, nell’accesso ai finanziamenti, nel numero di progetti realizzati o nelle scelte finali dei festival. Mostrano però che il divario esiste prima della selezione e diventa ancora più pronunciato nel momento in cui si arriva al Concorso ufficiale.
La perfetta parità raggiunta da Orizzonti Corti e Biennale College Cinema dimostra che un altro equilibrio è possibile. È nelle sezioni più visibili, tuttavia, che il cinema continua a mostrare le sue resistenze più profonde.
Venezia 83 racconta dunque due storie contemporaneamente: quella di un cinema sempre più internazionale e aperto a nuovi formati, e quella di un sistema che, almeno nei suoi spazi più prestigiosi, resta ancora fortemente dominato dagli uomini.