Abbiamo visto Toy Story 5 in anteprima stampa e il film ci ha colpito moltissimo. Disney e Pixar riescono ancora una volta a fare quello che questa saga ha sempre saputo fare meglio: divertire, incantare e commuovere, ma anche portare al centro temi importanti, capaci di far pensare e ragionare.
Nel nuovo capitolo, i giocattoli più amati del cinema d’animazione incontrano una presenza ormai inevitabile nella vita dei bambini di oggi: la tecnologia. Woody, Buzz Lightyear, Jessie e il resto della banda devono confrontarsi con l’arrivo di Lilypad, un tablet intelligente che entra nella quotidianità di Bonnie e mette in discussione il tempo del gioco, il rapporto con l’immaginazione e il ruolo stesso dei giocattoli nella crescita di un bambino.
Il film non demonizza la tecnologia, e questa è una delle sue qualità più interessanti. Non c’è una contrapposizione semplice tra “vecchio” e “nuovo”, tra giocattoli buoni e schermi cattivi. Toy Story 5 sceglie una strada più intelligente: osserva il cambiamento, lo trasforma in racconto e lo usa per parlare di infanzia, relazioni, solitudine, amicizia e bisogno di sentirsi ancora importanti per qualcuno.
A trentuno anni dalla nascita della saga, iniziata nel 1995 con Toy Story – Il mondo dei giocattoli, Toy Story 5 conferma la straordinaria capacità di Disney e Pixar di far evolvere un universo narrativo senza tradirne l’identità più profonda. Quella che all’inizio sembrava una semplice, geniale intuizione — i giocattoli sono vivi quando nessuno li guarda — è diventata nel tempo una riflessione sempre più ricca sul crescere, sul cambiamento, sull’amicizia, sulla paura di essere dimenticati e sul bisogno di trovare il proprio posto nel mondo.
In questo nuovo capitolo, la saga compie un ulteriore passo avanti e guarda con lucidità al presente. I giocattoli non devono più confrontarsi soltanto con il passare del tempo o con il rischio di essere messi da parte, ma con una nuova forma di attenzione che occupa lo spazio dell’infanzia: gli schermi, i dispositivi digitali, le chat, la connessione continua. Il film affronta tutto questo senza mai diventare didascalico. Fa pensare, ma nello stesso tempo diverte, emoziona, affascina e mantiene viva quella leggerezza narrativa che da sempre rende Toy Story capace di parlare a bambini e adulti.
È un film che riesce a essere contemporaneo senza perdere la memoria affettiva costruita in oltre tre decenni. Woody, Buzz, Jessie e gli altri personaggi portano con sé un patrimonio emotivo enorme per più generazioni di spettatori, ma non restano prigionieri della nostalgia. Al contrario, vengono rimessi in gioco dentro un mondo cambiato, dove anche il tempo del gioco deve confrontarsi con nuove abitudini, nuove distrazioni e nuove forme di immaginazione.
Proprio per questo Toy Story 5 trova una sua necessità. Non aggiunge semplicemente un nuovo capitolo a una saga amatissima, ma aggiorna il suo cuore poetico al nostro presente. Il risultato è un film capace di essere insieme divertente e intelligente, spettacolare e intimo, pieno di ritmo ma anche di momenti emotiv
i molto delicati.
Un ruolo importante lo ha anche Jessie, che in questo nuovo racconto assume una centralità particolare. La sua traiettoria permette al film di interrogarsi sul significato dell’essere davvero importanti per il proprio bambino, ma anche sulla responsabilità, sul coraggio e sulla capacità di adattarsi al cambiamento senza perdere se stessi. Accanto a lei ritroviamo Woody e Buzz, ancora una volta figure fondamentali di un immaginario collettivo che appartiene ormai alla storia del cinema d’animazione.
A rendere ancora più coinvolgente l’esperienza italiana del film è il lavoro del cast vocale, che conferma quanto il doppiaggio sia una componente fondamentale dell’identità emotiva di Toy Story nel nostro Paese. Nel nuovo capitolo ritroviamo alcune voci ormai legate in modo profondo alla saga: Angelo Maggi per Woody, Massimo Dapporto per Buzz Lightyear, Ilaria Stagni per Jessie, insieme a un gruppo ricchissimo di interpreti che restituisce ritmo, ironia e calore ai personaggi.
Tra i ritorni ci sono anche Luca Laurenti per Forky, Corrado Guzzanti per Duke Caboom, Cinzia De Carolis per Bo Peep, Carlo Valli per Rex, Ambrogio Colombo per Hamm, Gerolamo Alchieri per Mr. Potato e molti altri. Molto riuscito anche l’inserimento delle nuove voci italiane legate ai personaggi tecnologici, a partire da Katia Follesa, che dà voce a Lilypad, il tablet intelligente destinato a mettere in crisi il rapporto tra Bonnie e i suoi giocattoli.
La conferenza stampa con le voci italiane è stata divertente, vivace e piena di energia. Un incontro che ha fatto emergere con chiarezza quanto il loro apporto non sia soltanto tecnico, ma profondamente interpretativo.
Le voci italiane non si limitano a tradurre i dialoghi originali: costruiscono una relazione diretta con il pubblico, rispettando l’anima Pixar ma aggiungendo tempi comici, sfumature, inflessioni e una familiarità che rende i personaggi ancora più vicini.
In un film come questo, dove ogni personaggio vive di piccoli dettagli emotivi, gag fulminanti e fragilità nascoste, il doppiaggio diventa parte integrante del racconto. È anche grazie a queste interpretazioni che Toy Story 5 riesce a mantenere il suo equilibrio tra avventura, comicità e sentimento.
Dal punto di vista visivo, il film conferma l’altissimo livello Pixar. L’animazione è ricca di dettagli, ma mai fine a se stessa. Le sequenze legate all’immaginazione di Bonnie portano nel racconto una qualità più tattile, artigianale, quasi costruita con materiali da laboratorio creativo infantile. È un modo molto efficace per visualizzare il gioco non solo come azione, ma come spazio mentale, emotivo e fantastico.
Anche la musica contribuisce a rafforzare il legame con la storia della saga. Il ritorno di Randy Newman, autore di temi ormai inseparabili dall’universo di Toy Story, restituisce al film una continuità emotiva immediatamente riconoscibile. A questo si aggiunge il brano originale “I Knew It, I Knew You”, interpretato da Taylor Swift e scritto insieme a Jack Antonoff, legato al percorso di Jessie e alla dimensione più sentimentale del racconto.
Toy Story 5 è quindi un film che riesce a guardare avanti senza dimenticare da dove viene. Parla del presente, della tecnologia, dei bambini di oggi e del modo in cui l’infanzia sta cambiando, ma continua a ricordarci che l’immaginazione resta uno dei luoghi fondamentali della crescita. E che, anche in un mondo attraversato dagli schermi, il bisogno di relazione, affetto e appartenenza rimane il vero centro del gioco.
Disney e Pixar firmano un nuovo capitolo pieno di cuore, intelligenza e meraviglia. Un film che diverte moltissimo, ma che lascia anche qualcosa su cui riflettere. Ed è proprio questa, da sempre, la forza più grande di Toy Story: farci sorridere mentre ci parla del tempo che passa, dei legami che cambiano e di ciò che resta davvero importante.
A cura della redazione di ONOFF MAG
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