Il nuovo film di György Pálfi arriva al cinema dal 28 maggio con Officine UBU: una commedia drammatica sorprendente, visionaria e profondamente umana, raccontata attraverso lo sguardo di una gallina
Ci sono film che incuriosiscono già dal titolo. Altri, invece, bastano pochi secondi di trailer per farci pensare: “Questo vogliamo proprio vederlo”.
“Hen – Storia di una gallina”, nuovo film del regista ungherese György Pálfi, appartiene a questa seconda categoria.
Presentato come una “piccola grande odissea di un’eroina con le piume”, il film sembra partire da una premessa quasi surreale: una gallina fuggita da un allevamento intensivo diventa protagonista assoluta di un racconto che mescola commedia, dramma, avventura animale e metafora sociale. Ma dietro quella che potrebbe sembrare una trovata bizzarra, si intravede subito qualcosa di più profondo: uno sguardo laterale sul mondo, capace di spostare il centro della narrazione dagli esseri umani a una creatura apparentemente marginale.
La protagonista è una gallina dalle piume nere che, dopo essere scampata al destino industriale dell’allevamento, trova rifugio nel cortile di un ristorante fatiscente. Qui scopre l’amore, affronta le gerarchie del pollaio, cerca un luogo dove deporre le uova e finisce, suo malgrado, dentro una vicenda umana molto più oscura: una rete clandestina di traffico di migranti. L’avventura della gallina diventa così un modo inatteso per parlare di disuguaglianze, ingiustizie e responsabilità morali.
La cosa più interessante, almeno da quello che emerge dalla sinossi e dalle note di regia, è proprio il ribaltamento del punto di vista. Pálfi non usa l’animale come semplice elemento comico o decorativo. Al contrario, costruisce il film immaginando che l’essere umano possa diventare “la trama secondaria” del racconto. È una scelta narrativa molto forte, quasi politica: osservare la tragedia degli uomini attraverso la piccola, concreta, ostinata sopravvivenza di una gallina.
Il regista parla infatti di una storia stratificata, costruita come un ologramma, in cui il destino dell’animale e quello dell’uomo procedono su piani diversi ma inseparabili. La pace fragile dell’esistenza della gallina incontra la tragedia delle vite umane, trasformando il film in una riflessione sul ruolo di chi assiste agli eventi senza esserne apparentemente responsabile.
A rendere il progetto ancora più affascinante è la scelta produttiva: nessuna gallina creata in CGI, nessun animale generato con intelligenza artificiale. Pálfi definisce il film “completamente organico”. Per interpretare un’unica protagonista sono state utilizzate otto galline diverse, addestrate per mesi, ognuna con capacità specifiche: chi era più brava a correre, chi a beccare, chi a restare immobile, chi a saltare o a muoversi lentamente.
È un dettaglio che, oggi, colpisce particolarmente. In un momento in cui il cinema e l’audiovisivo stanno esplorando sempre più spesso il rapporto con CGI, virtual production e intelligenza artificiale, “Hen – Storia di una gallina”sembra andare nella direzione opposta: costruire l’artificio cinematografico partendo dalla materia viva, dall’imprevedibilità degli animali, dal limite fisico della ripresa. Anche questo, forse, contribuisce alla sensazione di originalità che arriva dal trailer e dalla sinossi.
Il cast umano comprende Ioannis Kokiasmenos, Maria Diakopanagioti, Argyris Pantazaras, Eleni Apostolopoulou, Mahamod Bamerny, Antonis Tsiotsiopoulos e Antonis Kafetzopoulos, ma il vero cuore del film resta il gruppo di galline protagoniste: Eszti, Szandi, Feri, Enci, Eti, Eniko, Nora e Anett. Una scelta che sembra trasformare il set in un dispositivo narrativo fuori dagli schemi, dove gli attori umani devono quasi adattarsi alle regole imposte dalla protagonista non umana.
György Pálfi non è nuovo a un cinema anticonvenzionale. Autore di film come “Hukkle”, “Taxidermia”, “Final Cut – Ladies & Gentlemen” e “Free Fall”, Pálfi ha costruito negli anni un percorso visivo e narrativo radicale, spesso sospeso tra finzione, sperimentazione e osservazione del reale. Anche per questo “Hen – Storia di una gallina” sembra inserirsi perfettamente nella sua filmografia: un film che parte da un’idea apparentemente semplice, quasi assurda, per aprire una riflessione più ampia sulla convivenza tra specie, sulla responsabilità e sul modo in cui raccontiamo il mondo.
Il film, una coproduzione tra Germania, Grecia e Ungheria, ha già avuto un importante percorso festivaliero, passando tra gli altri dal Toronto International Film Festival, dove ha ottenuto il Platform Award, dalla Festa del Cinema di Roma 2025, dal San Sebastián International Film Festival, dal Tokyo International Film Festival e dal Thessaloniki International Film Festival. Arriverà nelle sale italiane dal 28 maggio, distribuito da Officine UBU.
Da quello che abbiamo visto e letto, “Hen – Storia di una gallina” sembra uno di quei film capaci di sorprendere davvero: originale senza essere soltanto eccentrico, ironico senza perdere profondità, tenero ma attraversato da un sottotesto politico e umano molto forte.
Una gallina che fugge, ama, lotta, protegge le sue uova e attraversa inconsapevolmente le tragedie degli uomini: forse è proprio da qui, da uno sguardo apparentemente piccolo, che il cinema può tornare a farci vedere il mondo in modo diverso.
Noi non vediamo l’ora di scoprirlo in sala.
Hen – Storia di una gallina
Regia di György Pálfi
Commedia / Drammatico
Germania, Grecia, Ungheria, 2025
Durata: 96 minuti
Distribuzione italiana: Officine UBU
Dal 28 maggio al cinema
Si ringrazia l’ufficio stampa Echo srl per i materiali stampa.
A cura della redazione di ONOFF MAG
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