Tutti vogliono questa vita
A quasi vent’anni dal film che ha trasformato la moda in una metafora del potere contemporaneo, Il Diavolo Veste Prada 2 torna a far parlare di sé con un trailer che non promette soltanto nostalgia, ma una rilettura del presente.
Le prime immagini ci riportano tra le strade eleganti di New York e negli uffici patinati di Runway, dove lo stile non è mai stato solo una questione estetica, ma una forma di controllo, influenza e posizionamento sociale. Il sequel riprende l’eredità di un film che, nel 2006, aveva raccontato con lucidità e ironia la trasformazione del lavoro creativo in una macchina competitiva, anticipando dinamiche oggi diventate la norma: visibilità, reputazione, velocità, pressione.
Ritroviamo Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, volti che hanno contribuito a rendere il primo film un fenomeno culturale globale. Ma il vero elemento di interesse non è soltanto il ritorno dei personaggi: è il contesto in cui oggi si muovono.
Il mondo della moda non è più solo fatto di redazioni, sfilate e copertine. È un ecosistema digitale, governato da algoritmi, brand identity e narrazioni personali che viaggiano sui social, tra influencer, campagne virali e nuove forme di autorità visiva. Il trailer lascia intravedere proprio questo slittamento: il potere non risiede più solo nella scrivania di un direttore editoriale, ma nella capacità di orientare lo sguardo collettivo in tempo reale.
Se il primo Il Diavolo Veste Prada raccontava il sacrificio necessario per “entrare nel sistema”, questo sequel sembra interrogarsi su una domanda più ampia: cosa significa restare dentro un sistema che cambia più velocemente delle persone che lo abitano?
Le nuove dinamiche tra generazioni, ruoli professionali e identità creative emergono come sottotesto visivo e narrativo. Runway diventa così una metafora di un’industria — e, per estensione, di una società — in cui l’immagine è moneta, la presenza è strategia e l’assenza equivale a scomparire.
Il fascino del sequel non sta solo nel recupero di un immaginario iconico, ma nella sua capacità di dialogare con il presente. Oggi la moda è anche politica, attivismo, posizionamento etico. È storytelling, più che semplice prodotto. E il film sembra muoversi proprio in questa zona ibrida, dove stile e contenuto si fondono in un’unica narrazione pubblica.
Il ritorno di questi personaggi, in una New York trasformata dai social media, dalla globalizzazione creativa e dalla nuova economia dell’attenzione, promette una riflessione più ampia sul lavoro culturale nell’era della visibilità permanente.
Il film arriverà nelle sale italiane il 29 aprile 2026, e il trailer lascia intendere che non si tratterà soltanto di un sequel, ma di un vero e proprio aggiornamento di sistema: una storia che usa la moda come lente per osservare ambizione, identità e potere nell’epoca dell’immagine.
Perché, oggi come allora, tutti vogliono questa vita. Ma non tutti sono pronti a sostenerne il peso.
A cura della redazione di ONOFF MAG
Resp Claudio Napoli -
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