I premi, i vincitori e una serata all’insegna della sobrietà critica
I Critics Choice Awards 2026 si confermano come uno degli appuntamenti più interessanti per comprendere lo stato di salute del cinema contemporaneo. Meno orientati allo spettacolo e più alla lettura critica delle opere, i Critics Choice continuano a occupare una posizione particolare nel panorama dei premi internazionali: non semplici anticipatori degli Oscar, ma veri indicatori di consenso tra i professionisti della critica.
L’edizione 2026 ha premiato film e interpreti forti, coerenti, spesso già molto presenti nel dibattito cinefilo dell’ultimo anno, suscitando però reazioni contrastanti sul web, soprattutto sul tema della prevedibilità.
I premi principali
Best Picture
One Battle After Another
Il premio più importante va a un film che affronta il conflitto politico e morale con uno sguardo rigoroso e controllato. La critica ha apprezzato la solidità della scrittura e la costruzione formale, leggendo il film come uno dei ritratti più lucidi dell’America recente.
In rete, tuttavia, il giudizio è più sfumato: molti lo considerano un film “necessario”, ma non tutti lo definiscono coinvolgente sul piano emotivo.
Best Director
Paul Thomas Anderson
(One Battle After Another)
Un premio accolto con ampio consenso. Anderson viene riconosciuto per una regia di grande controllo, capace di tenere insieme complessità narrativa e rigore visivo.
Anche tra chi non ha amato pienamente il film, la vittoria è stata letta come un riconoscimento quasi inevitabile a uno dei pochi autori contemporanei in grado di imporre una visione forte senza compromessi.
Best Actor
Timothée Chalamet
(Marty Supreme)
Chalamet conquista il premio con una prova più matura e trattenuta rispetto al passato. La critica ha sottolineato la capacità dell’attore di lavorare sui dettagli e sui silenzi, allontanandosi progressivamente dall’immagine di semplice icona generazionale.
Sui social, però, non manca chi parla di una vittoria influenzata anche dal suo peso mediatico.
Best Actress
Jessie Buckley
(Hamnet)
È il premio più condiviso dell’edizione. Buckley viene lodata per un’interpretazione intensa e misurata, capace di sostenere un film delicato senza cadere nel melodramma.
La reazione online è stata estremamente positiva, con molti commenti che parlano di una delle migliori performance femminili dell’anno.
Best Supporting Actor
Jacob Elordi
(Frankenstein)
Uno dei premi più discussi. Elordi ha convinto una parte della critica per la fisicità e l’approccio quasi corporeo al personaggio, ma ha diviso il pubblico.
C’è chi legge questa vittoria come un segnale di rinnovamento generazionale e chi, al contrario, come una scelta più legata alle tendenze del momento.
Best Supporting Actress
Amy Madigan
(Weapons)
Un riconoscimento accolto con rispetto e unanime apprezzamento. La performance di Madigan è stata definita solida, essenziale, capace di dare profondità al film senza mai sovrastarlo.
Molti hanno letto questo premio anche come una valorizzazione di una carriera coerente e spesso sottovalutata.
Best Animated Feature
KPop Demon Hunters
La scelta più pop e divisiva. Il film animato, che mescola cultura K-pop, azione e linguaggi contemporanei, ha trovato grande entusiasmo tra il pubblico più giovane, ma ha lasciato perplessa una parte della critica più tradizionale.
Un premio che segnala comunque un’apertura verso nuove forme di animazione ibrida.
La serata dei premi
Un tono sobrio e controllato
La cerimonia dei Critics Choice Awards 2026 si è svolta in un clima elegante e misurato. Pochi eccessi, niente spettacolarizzazione forzata: una serata che ha privilegiato il contenuto rispetto alla forma.
La scenografia essenziale e l’uso sobrio delle luci hanno contribuito a creare un’atmosfera quasi teatrale, in linea con l’identità del premio.
Discorsi e momenti sul palco
I ringraziamenti sono stati generalmente brevi e concentrati sul lavoro collettivo. Molti vincitori hanno sottolineato l’importanza delle troupe, degli sceneggiatori e delle maestranze, evitando dichiarazioni ad effetto.
L’intervento di Paul Thomas Anderson è stato uno dei più coerenti con lo spirito della serata: poche parole, tono riflessivo, nessuna concessione allo spettacolo.
Più emotivo il momento legato al premio di Jessie Buckley, accolto con un applauso lungo e partecipe, tra i più sentiti dell’intera cerimonia.
Pubblico e ritmo dell’evento
Il pubblico in sala, composto in gran parte da professionisti del settore, ha seguito la serata con attenzione costante. Applausi misurati, risate nei momenti di ironia, nessuna deriva euforica.
Anche il ritmo è stato giudicato positivamente: una cerimonia fluida, senza tempi morti evidenti, capace di mantenere una durata credibile.
Red carpet e immagine pubblica
Il red carpet non è stato il centro della narrazione. Gli outfit hanno privilegiato linee classiche ed eleganza, con poche scelte eccentriche.
Una normalità formale che sembra riflettere un desiderio condiviso: riportare l’attenzione sui film e non sull’apparire.
Considerazioni finali
I Critics Choice Awards 2026 restituiscono l’immagine di un cinema maturo, consapevole, forse poco incline al rischio ma estremamente solido. I premi e la serata parlano la stessa lingua: coerenza, misura, attenzione al contenuto.
A mio parere, non è stata un’edizione memorabile sul piano dello spettacolo, ma lo è stata come fotografia culturale del presente. Un premio che continua a dire molto non tanto su ciò che il cinema è stato, ma su ciò che oggi sceglie di essere.
A cura della redazione di ONOFF MAG
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