Un consuntivo di fine anno tra box office, politiche culturali e nuove ecologie dell’immagine
Fare un bilancio del cinema nel 2025 significa tenere insieme almeno tre piani che raramente dialogano davvero tra loro: i numeri (incassi, presenze, fondi pubblici), le forme (che tipo di film arrivano in sala, quali linguaggi funzionano, quali restano ai margini) e il contesto industriale e culturale in cui queste immagini prendono forma.
Il cinema italiano del 2025 vive esattamente in questa tensione: tra mercato e visione, tra politiche pubbliche e produzione, tra un’idea di cinema popolare e la fragilità strutturale del sistema.
I numeri: stabilità senza euforia
Sul piano strettamente economico, il 2025 conferma una stabilità post-pandemica che però non coincide ancora con un vero ritorno ai livelli pre-2019. Le sale italiane chiudono l’anno attorno ai 496 milioni di euro di incassi e circa 68 milioni di biglietti venduti: un dato solido, ma lontano dai picchi di un tempo.
Dentro questo quadro, il dato più significativo riguarda il cinema italiano di produzione, che diventa di fatto il vero protagonista dell’anno: oltre 160 milioni di euro di box office, 22,5 milioni di ingressi e una quota di mercato del 33%, superiore sia al 2024 sia alla media del triennio 2017-2019.
Parallelamente, il Fondo Cinema 2025 mette in campo circa 696 milioni di euro tra produzione, promozione, esercizio e digitalizzazione. Una cifra che segnala una volontà di investimento pubblico ancora forte, ma che convive con una narrazione contraddittoria: da un lato l’annuncio di “tagli” e razionalizzazioni, dall’altro un flusso di risorse che resta consistente.
La sensazione diffusa nel settore è che il problema non sia tanto la quantità dei fondi, quanto la coerenza strategica del loro utilizzo.
Il caso Buen Camino: quando un titolo ridisegna l’anno
Dentro questo scenario, Buen Camino rappresenta il vero evento-sistema del 2025.
Secondo il dato ufficiale Cinetel, nella classifica aggiornata al 30 dicembre 2025 il film è nettamente al primo posto del box office italiano con un incasso complessivo di 34.382.965 euro e 4.278.616 presenze.
Il distacco rispetto al secondo titolo in classifica è macroscopico: nello stesso report, Avatar: Fuoco e cenere si ferma a circa 16,9 milioni di euro, meno della metà.
Le stime di settore indicano inoltre che Buen Camino ha superato i 30 milioni già il 29 dicembre, continuando a crescere con incrementi giornalieri stimati tra 3 e 3,5 milioni di euro. Le proiezioni più accreditate lo collocano verso quota 40 milioni entro l’Epifania.
Il dato forse più significativo non è solo l’incasso complessivo, ma la velocità: oltre 3,3 milioni di spettatori in pochi giorni, con una quota di mercato che nelle giornate chiave di Natale e Santo Stefano sfiora o supera il 70%.
Un risultato che conferma come un singolo titolo nazionale possa, ancora oggi, ridefinire l’equilibrio dell’intero mercato, diventando allo stesso tempo motore economico e fattore di concentrazione.
Stato del cinema italiano: un mainstream domestico possibile (e problematico)
Il successo di Buen Camino rafforza una lettura che molti osservatori avanzano sul 2025 come primo vero anno di “normalità” per l’industria italiana dopo la lunga coda della crisi pandemica.
Una normalità, però, che non cancella fragilità strutturali: distribuzione asimmetrica, sale periferiche sempre più vulnerabili, forte dipendenza da pochi titoli-evento.
Eppure, accanto a Buen Camino, altri film come Follemente e Diamanti dimostrano che un mainstream nazionale forte non solo è possibile, ma può competere direttamente con i titoli statunitensi, soprattutto in una stagione in cui l’offerta internazionale è stata meno esplosiva rispetto al passato.
Il punto critico resta cosa succede fuori da questo centro: quali film restano invisibili, quali cinematografie minori faticano a trovare spazio, quali modelli alternativi riescono ancora a incidere nel sistema delle sale.
Un anno di transizione consapevole
Il 2025 non è stato un anno di rivoluzioni spettacolari, ma di assestamenti profondi.
Il cinema italiano scopre di poter reggere un mercato interno solido; le politiche pubbliche continuano a investire, pur tra ambiguità narrative; il pubblico dimostra di rispondere quando l’offerta riesce a intercettare un immaginario condiviso.
Il successo di Buen Camino è emblematico: dimostra che un film può ancora essere evento popolare e fatto industriale, ma pone anche una domanda scomoda.
Quanto può reggere un sistema che cresce grazie a pochi titoli-locomotiva?
E come si costruisce, accanto a questi, un ecosistema capace di sostenere davvero la diversità delle immagini?
A cura di Claudio Napoli – ONOFF MAG
Video a cura di Claudio Napoli, Stefano Albis / Web Development SEA ©