Parallel Worlds, il progetto di Claudio Napoli, ha trovato una collocazione naturale all’interno di ST-ART 2025 – The Strasbourg Contemporary Art Fair, lo scorso novembre presso lo Strasbourg Exhibition Park, con la galleria Harmonie Nine di Lanki Jung. Un contesto internazionale che ha permesso al lavoro di Napoli di dialogare con un pubblico ampio e trasversale, composto da appassionati d’arte, collezionisti e visitatori curiosi.
Giorno dopo giorno, la mostra ha registrato un interesse costante e crescente. Il pubblico ha attraversato un percorso visivo costruito su architetture immaginate, prospettive inattese e geometrie sospese, in cui il reale e il digitale si fondono in un unico spazio narrativo. Un itinerario che non si limita a mostrare immagini, ma invita a un’esperienza di osservazione lenta e stratificata.
Un progetto che nasce da un lungo percorso
Nato a Napoli nel 1960, Claudio Napoli vive e lavora tra New York e Roma. Il suo percorso affonda le radici nel mondo dell’audiovisivo e del cinema: giovanissimo inizia a lavorare nel campo della grafica, sviluppando un linguaggio fondato sulla luce, sulla composizione e sul ritmo narrativo dell’immagine.
A metà degli anni Novanta entra a far parte dello studio di post-produzione di riferimento per gli effetti visivi del cinema italiano, collaborando con registi come Giuseppe Tornatore, Franco Zeffirelli e Mario Monicelli. Con Proxima ottiene sei nomination consecutive ai Premi David di Donatello, vincendo nel 2006 per Romanzo Criminale di Michele Placido. Parallelamente firma la regia di oltre 150 spot pubblicitari e supervisiona gli effetti visivi di più di 40 film, consolidando una visione che unisce rigore tecnico e sensibilità estetica.
Da New York alla fotografia come spazio di metamorfosi
Il trasferimento a New York nel 2014, città in cui Napoli acquisisce anche la cittadinanza americana, segna una svolta decisiva. Qui amplia il proprio orizzonte creativo, dedicandosi a documentari, video installazioni e progetti multimediali sempre più autoriali e sperimentali.
Fotografo per vocazione, negli ultimi dieci anni concentra la sua ricerca sull’immagine come spazio di interpretazione e metamorfosi. La città diventa terreno fertile per una fotografia diretta e intima: Napoli osserva la vita metropolitana, ne coglie i ritmi, i gesti, i volti, restituendo un racconto umano e vibrante attraverso luce e composizione.
Parallelamente sviluppa un percorso di ricerca dedicato alle architetture urbane, rielaborate digitalmente fino a trasformarsi in paesaggi mentali e visioni astratte. È da questa indagine che nasce Parallel Worlds.
Parallel Worlds: architettura, immaginazione, materia
In Parallel Worlds, frammenti di edifici reali vengono sezionati, ruotati e moltiplicati, dando vita a nuove configurazioni visive sospese tra realtà e immaginazione. Le opere esplorano la soglia tra fotografia e arte digitale, tra documento e costruzione poetica dello spazio.
Il progetto presentato a ST-ART 2025 si distingue anche per il rapporto tra immagine e supporto. Le opere sono accessibili attraverso stampe tradizionali su carta Fine Art, ma anche tramite immagini stampate su seta di Como, pensate non solo per essere contemplate, ma anche indossate. Una scelta che riflette una visione dell’arte come esperienza estesa e condivisibile, sostenuta anche dalla ricerca curatoriale della galleria Harmonie Nine, guidata da Lanki Jung.
La materia diventa così parte integrante del racconto: l’immagine non è solo superficie, ma corpo, sostanza narrativa in continua trasformazione.
Una ricerca riconosciuta a livello internazionale
Negli ultimi anni, il lavoro di Claudio Napoli è stato presentato in Italia, Stati Uniti e Corea del Sud, in mostre personali e collettive e in fiere d’arte contemporanea come MIA Photo Fair Milano, The Others Art Fair Torino, Affordable Art Fair Milano, oltre a esposizioni a New York, Seoul, Torino, Roma e Milano.
La presenza di Parallel Worlds a ST-ART 2025, con la galleria Harmonie Nine e la gallerista Lanki Jung, conferma una ricerca matura e coerente, capace di dialogare con contesti internazionali e con un pubblico attento alle nuove forme di ibridazione tra fotografia, digitale e materia.