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Il Testamento di Ann Lee: il nuovo viaggio spirituale di Mona Fastvold con Amanda Seyfried

Con Il Testamento di Ann Lee, in arrivo nelle sale italiane il 12 marzo 2026, Mona Fastvold firma uno dei suoi progetti più radicali e coinvolgenti. Dopo The World to Come e il monumentale The Brutalist, la regista norvegese torna a esplorare territori sospesi tra misticismo, dolore, visioni e intimità umana. Questa volta al centro del racconto c’è la figura – sorprendente, controversa, quasi rimossa – di Ann Lee, fondatrice del movimento religioso degli Shakers, una delle comunità più avanzate e utopistiche nate sul suolo americano.

A interpretarla è Amanda Seyfried, in una delle prove più vibranti e complesse della sua carriera: un ruolo fatto di estasi mistica, determinazione, leadership e fragilità, che la candidata all’Oscar® restituisce con una fisicità nuova e con un controllo emotivo che attraversa tutto il film.

Ann Lee: un’utopia reale che anticipava il nostro presente

Il film mette in scena la vicenda della leader spirituale che, nel Settecento, predicava l’uguaglianza sociale e di genere con una radicalità che ancora oggi sorprende. La comunità degli Shakers – profondamente egalitaria, pacifista, collettiva – fu considerata una delle esperienze più moderne del suo tempo. Fastvold sceglie di raccontare questa figura senza costruire un santuario o un controcanto polemico: preferisce immergere lo spettatore nella tensione costante fra rivelazione e tormento, fra l’euforia del rito e la solitudine del carisma.

Ne nasce un ritratto complesso, fatto di luce e ombra, di desiderio di un mondo nuovo e del peso che ogni profeta finisce per portare sulle proprie spalle.

Una coreografia del sacro: Celia Rowlson-Hall reinventa gli inni Shaker

Uno degli aspetti più sorprendenti del film è la reinterpretazione di oltre una dozzina di inni tradizionali Shaker, trasformati in movimenti estatici e fisici grazie alla coreografa Celia Rowlson-Hall (Vox Lux). Nei rituali danzati, nella ripetizione dei gesti, nei corpi che si abbandonano al ritmo, Fastvold trova un linguaggio cinematografico unico: non si limita a rievocare una comunità religiosa, ma costruisce un paesaggio interiore, un organismo collettivo in cui fede, collisione e trance diventano materia visiva.

La musica come rivelazione: Daniel Blumberg e un suono che ferisce

La colonna sonora, firmata dal premio Oscar® Daniel Blumberg (The Brutalist), è un altro pilastro del progetto. Blumberg non accompagna le immagini: le perfora, le espande, le deforma. Tra archi abrasivi, silenzi improvvisi, strappi sonori e armonie sospese, la partitura restituisce la dimensione emotiva del film con una forza quasi rituale. È una musica che si muove come il respiro collettivo della comunità, oscillando tra pace e inquietudine.

Una produzione internazionale che continua il percorso artistico di Fastvold e Corbet

Scritto da Mona Fastvold e Brady Corbet – quest’ultimo già candidato all’Oscar e suo complice artistico dai tempi di The Childhood of a Leader – il film riunisce molti dei produttori che hanno accompagnato la coppia creativa negli ultimi anni:
Andrew Morrison, Joshua Horsfield, Viktória Petrányi, Gregory Jankilevitsch, Klaudia Śmieja-Rostworowska, Lillian LaSalle e Mark Lampert.

Un team che ha saputo sostenere il carattere rigoroso e insieme visionario di un’opera che richiede sensibilità storica, coraggio formale e una scrittura capace di scavare nei paradossi della fede.

Un film che parla al presente

Il Testamento di Ann Lee non è un film in costume. Non vuole ricostruire un’epoca; vuole attraversarla. Le domande che pone – sulla leadership femminile, sul sacrificio, sulla fragilità del potere spirituale, sulla possibilità di vivere realmente in una comunità paritaria – arrivano dritte al cuore delle inquietudini contemporanee.

Fastvold filma la fede come un campo di tensioni, come una ricerca febbrile di senso, come un territorio che può essere insieme rifugio e prigione. E lo fa con un cinema coltissimo, sensoriale, attraversato da una bellezza che non chiede di essere compresa, ma vissuta.

Il Testamento di Ann Lee si impone così come uno dei titoli più attesi del 2026, un’opera destinata a far discutere e a sedimentare nel tempo, come tutte le visioni che non cercano consenso, ma risonanza.


A cura della redazione di ONOFF MAG
Video a cura di Claudio Napoli, Stefano Albis / Web Development SEA © www.ONOFFMAG.com

  • 07 dicembre 2025
  • Cinema
  • LOS ANGELES
  • Claudio
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