Venezia si è svegliata questa mattina con uno dei titoli più attesi in concorso, Bugonia di Yorgos Lanthimos. Il regista greco, già Leone d’Oro con Povere Creature!, torna al Lido con un’opera che ha diviso ma anche affascinato, capace di scuotere il pubblico e di lasciare un segno forte in questa edizione della Mostra.
Al centro della storia, due giovani complottisti rapiscono una CEO di una potente multinazionale farmaceutica, convinti che sia un’aliena pronta a distruggere la Terra. Da questa premessa paradossale, Lanthimos costruisce un thriller psicologico che mescola ironia nera, dramma e un tocco di fantascienza disturbante. Quasi tutto il film si svolge in un seminterrato, in una prigione che diventa campo di battaglia tra paranoia e potere, paura e sopravvivenza.
Emma Stone offre qui una delle prove più intense della sua carriera: rasata, dura, impenetrabile e al tempo stesso capace di rivelare fragilità improvvise. La sua Michelle è una donna spietata, ma mai ridotta a caricatura: l’attrice riesce a trasformare un ruolo estremo in un ritratto stratificato, vivo, doloroso. Non sorprende che molti parlino già di interpretazione da Oscar.
Accanto a lei, Jesse Plemons è un rapitore inquietante e tragico, un uomo diviso tra convinzioni folli e dolori personali, mentre l’esordiente Aidan Delbis sorprende per autenticità e delicatezza, portando al film un’anima più fragile e umana. Alicia Silverstone aggiunge un tocco inaspettato con una presenza incisiva, completando un cast solido e ben diretto.
La regia di Lanthimos si conferma rigorosa e visionaria: gioca con gli spazi angusti, esalta i contrasti, sfrutta la fotografia in VistaVision di Robbie Ryan per dare un respiro epico anche al claustrofobico seminterrato. Il risultato è un film che, pur radicato in un ambiente chiuso, ha una potenza visiva imponente. Le musiche di Jerskin Fendrix e il sound design di Johnnie Burn amplificano la tensione, oscillando tra il grottesco e il sublime.
Bugonia è un’opera che mette a disagio e diverte, che spinge lo spettatore a ridere e allo stesso tempo a interrogarsi sulle derive della nostra società. Un film che non cerca di rassicurare, ma di provocare. Venezia ha risposto con applausi e qualche perplessità, segno che Lanthimos resta un autore capace di dividere e al tempo stesso di dettare la direzione del cinema contemporaneo.
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