Nel video diretto da Bradley & Pablo, una lezione di valzer diventa una piccola commedia umana. Harry Styles attraversa incontri, esitazioni e cambi di partner sulle note di una ballata che guarda all’amore senza pretendere di renderlo eterno.
C’è un piccolo mondo, nel nuovo video di Harry Styles, che sembra essersi dato appuntamento in una sala da ballo per imparare qualcosa di più complicato di un valzer. Una sposa, un uomo con il collare cervicale, figure elegantissime e altre fuori posto: persone che condividono lo stesso spazio senza avere, apparentemente, molto in comune. Al centro c’è Styles, in giacca grigia e camicia colorata. Anche lui deve trovare il passo, capire dove mettere le mani, accettare la vicinanza di un’altra persona.
Coming Up Roses, brano di Kiss All the Time. Disco, Occasionally., diventa così una piccola commedia sentimentale affidata ai corpi. Il videoclip diretto da Bradley & Pablo porta la canzone dentro un rito collettivo: imparare a stare in coppia, sbagliare, ricominciare. È una scelta semplice e fertile, perché trasforma un sentimento astratto in qualcosa che possiamo vedere.
L’espressione inglese “coming up roses” evoca una situazione che prende una piega favorevole, la sensazione che le cose possano finalmente andare bene. Accanto alle immagini del video, però, quella promessa perde ogni automatismo. Nessuno sembra possedere la formula della felicità. Ci sono attesa, impaccio, desiderio di partecipare; e il sospetto che basti pochissimo per perdere l’equilibrio.
La ballata invita a una lettura dell’amore come esperienza preziosa anche quando resta incerta. Il suo respiro disteso lascia spazio a una malinconia che non chiude il discorso: lo tiene aperto. La tenerezza convive con la consapevolezza che un incontro non possa essere assicurato per sempre. Il video trova una traduzione efficace di questa tensione nel cambio di partner, nella distanza tra il gesto imparato e l’intesa che dovrebbe nascere.
Più che cercare una corrispondenza letterale con ogni frase della canzone, Bradley & Pablo costruiscono una situazione capace di contenerne le oscillazioni. La musica avvolge la stanza; la stanza restituisce alla musica peso, attrito e una lieve comicità.
Il fondale con il paesaggio lacustre, il rosso delle pareti, il pavimento di legno e i lampadari compongono un ambiente che sembra trattenere il ricordo di molte feste. Tutto suggerisce una socialità concreta: un luogo dove le persone arrivano con i propri vestiti, le proprie abitudini, il desiderio di incontrare qualcuno e magari la paura di essere osservate.
La scenografia ha una funzione narrativa precisa. Il paesaggio dipinto promette un altrove ideale, mentre davanti a quel panorama si muovono corpi reali, con rigidità e slanci differenti. È una frizione visiva sottile: dietro, un’immagine immobile di armonia; davanti, il lavoro necessario per costruirne una versione provvisoria.
La presenza della sposa introduce inoltre un cortocircuito delicato. L’abito porta nella lezione di danza il simbolo di una promessa definitiva, ma lo inserisce in un gruppo ancora impegnato a capire come funzionano le relazioni. Il dettaglio può far sorridere e, nello stesso momento, suggerire quanto spesso impariamo a stare con gli altri quando siamo già dentro una storia.
La regia organizza una galleria di personaggi senza trasformarla in un catalogo di stranezze. A fare la differenza sono gli sguardi, i tempi di reazione, i piccoli scarti tra quello che ciascuno vorrebbe comunicare e quello che il corpo riesce a fare. Il tono è sospeso tra commedia e tenerezza: un’espressione seria può diventare buffa per il modo in cui resta ferma dentro un movimento collettivo.
La composizione delle immagini valorizza il gruppo e poi torna sul protagonista. Nei campi più larghi leggiamo le distanze, le coppie, le differenze tra i partecipanti; quando l’inquadratura si stringe, l’attenzione passa a un volto, a una presa, alla ricerca di un contatto. Il racconto nasce da questa alternanza di scala.
Si può riconoscere una sensibilità da commedia corale, con un gusto per i personaggi laterali e per gli ambienti che sembrano possedere una vita precedente alla scena. Sarebbe però riduttivo risolvere tutto in una citazione cinematografica. Qui il risultato dipende soprattutto dalla coerenza tra spazio, casting e movimento: ogni elemento contribuisce allo stesso piccolo universo sentimentale.
La danza permette di rendere visibile un problema elementare: per muoversi insieme bisogna ascoltarsi. Non è sufficiente conoscere la sequenza. Occorre adattare il proprio ritmo, capire il peso dell’altro, trovare una misura nella vicinanza. E quando cambia il partner, quel sapere deve essere negoziato di nuovo.
Le pose collettive e i gesti ripetuti fanno emergere l’individuo proprio attraverso la somiglianza. Tutti eseguono una figura, ma ciascuno la abita in modo diverso. La varietà dei corpi e delle età amplia il campo emotivo del video: il desiderio di contatto attraversa il gruppo e smette di appartenere soltanto alla popstar.
Styles funziona perché accetta questa condizione. Il suo carisma resta riconoscibile, ma entra nel gioco dell’esitazione. La giacca grigia dà una forma quasi ordinaria alla figura pubblica; la camicia stampata introduce una nota più libera. Anche il costume sembra tenere insieme controllo e disponibilità a lasciarsi andare.
La fotografia di Ben Carey e il color grading di Dave Hussey per Company 3 accompagnano un’immagine dai toni caldi, attraversata dai verdi e dai turchesi del fondale. Il rosso torna nell’ambiente e nell’abbigliamento, creando legami visivi senza doverli sottolineare. La materia della stanza, i tessuti e i volti hanno un ruolo decisivo nell’atmosfera.
Il montaggio di Mah Ferraz, Church Edit, tiene insieme la dimensione musicale e quella dei personaggi. Una lezione di danza offre già una struttura fatta di ripetizioni, partenze e cambi; il lavoro del video consiste nel trasformarla in un percorso emotivo leggibile. Il gesto torna, ma il suo significato cambia a seconda di chi lo compie e di chi ha di fronte.
È qui che Coming Up Roses trova la sua qualità più interessante: ci lascia osservare. In una stanza apparentemente modesta costruisce un’immagine dell’amore come pratica quotidiana, fatta di tentativi, errori e disponibilità. La felicità evocata dal titolo somiglia allora a un momento in cui, per qualche battuta, due persone riescono finalmente a muoversi insieme.
Harry Styles – Coming Up Roses (Official Video), sul canale ufficiale YouTube dell’artista.
Crediti essenziali del videoclip: regia Bradley & Pablo; produzione PRETTYBIRD e Rapt Film, Inc.; direzione della fotografia Ben Carey; scenografia Patience Harding; montaggio Mah Ferraz / Church Edit; colore Dave Hussey / Company 3.
Fonti: videoclip ufficiale; scheda e crediti di Company 3. Le letture delle immagini e del racconto sono interpretazioni critiche della redazione.
Immagini: fotogrammi e immagine promozionale di Coming Up Roses, forniti per questo articolo. Regia Bradley & Pablo. Tutti i diritti ai rispettivi titolari.
A cura della redazione di ONOFF MAG
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