Negli ultimi anni l’arte generata con intelligenza artificiale ha smesso di essere solo una sperimentazione tecnica per trasformarsi in un linguaggio visivo autonomo. Tra le figure che stanno contribuendo a definire questa nuova grammatica visiva c’è Kelly Boesch, artista digitale americana conosciuta online come Kelly Boesch AI Art, che sta attirando l’attenzione per un uso della generative AI fortemente orientato alla narrazione audiovisiva.
Non si tratta semplicemente di immagini generate o di animazioni algoritmiche. Il lavoro di Boesch si colloca in una zona di confine tra videoarte, videoclip musicale e cinema sperimentale, dove l’intelligenza artificiale non è solo uno strumento ma diventa parte integrante del processo creativo.
Dal design tradizionale all’AI-first workflow
Prima di emergere nella scena dell’AI art, Kelly Boesch ha lavorato per anni nel campo della grafica e della produzione audiovisiva. Questo background si riflette chiaramente nel suo approccio: i suoi video non sembrano esercizi tecnici ma sequenze costruite con ritmo, montaggio e una precisa intenzione narrativa.
La sua pipeline creativa combina diversi strumenti di generazione:
Il risultato è una forma di produzione che potremmo definire “AI-first”: l’idea nasce già pensando alle possibilità e ai limiti dell’intelligenza artificiale.
Estetica surrealista e linguaggio social-native
Uno degli elementi che hanno reso virale il suo lavoro è lo stile visivo. Le sue creazioni mescolano:
I video spesso sembrano sogni digitali in movimento, costruiti su loop visivi e sequenze immersive che funzionano perfettamente nel formato verticale e nei tempi di attenzione dei social network.
Questo aspetto non è secondario: Boesch rappresenta una nuova generazione di artisti che non nasce nel sistema gallery tradizionale ma direttamente nella creator economy.
L’artista come regista generativo
La vera trasformazione portata da figure come Kelly Boesch riguarda il ruolo dell’autore.
Se negli anni passati l’AI artist era spesso percepito come un “prompt designer”, oggi emerge una figura più complessa: quella del regista generativo.
In questo modello:
Non si tratta quindi di delegare alla tecnologia, ma di orchestrare un sistema creativo ibrido tra umano e artificiale.
AI art e cinema: un territorio ancora in evoluzione
Il lavoro di Boesch suggerisce anche una riflessione più ampia sul rapporto tra AI e linguaggio cinematografico. Le sue opere non sono film tradizionali, ma ne adottano grammatica e ritmo. Questo avvicina sempre di più l’AI art al mondo del video e del cinema sperimentale.
In un momento storico in cui l’industria audiovisiva sta ridefinendo pipeline e workflow, artisti come lei dimostrano come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata non solo per automatizzare ma per creare nuove forme narrative.
Oltre la tecnologia
La domanda più interessante non è se queste opere siano “interamente AI”, ma come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo l’autorialità. Kelly Boesch rappresenta bene questa transizione: una pratica in cui la tecnologia non sostituisce l’artista ma amplifica la possibilità di immaginare mondi visivi impossibili con gli strumenti tradizionali.
E forse è proprio qui che si trova il punto chiave della nuova AI art: non nella perfezione tecnica, ma nella capacità di creare un’estetica riconoscibile e personale dentro un sistema generativo.
A cura della redazione di ONOFF MAG
Fonder & Director Claudio Napoli
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