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Perché Critterz NON è davvero il primo film AI (e perché è importante dirlo)

Perché Critterz NON è davvero il primo film AI (e perché è importante dirlo)

Tra hype mediatico e reale rivoluzione industriale, il cinema entra nell’era della produzione algoritmica

Negli ultimi mesi molti media hanno definito Critterz come “il primo lungometraggio interamente realizzato con l’intelligenza artificiale”. È un’affermazione potente, perfetta per titoli sensazionalistici — ma tecnicamente imprecisa. E proprio questa semplificazione racconta molto di come Hollywood stia comunicando la trasformazione in corso.

La vera domanda non è se Critterz sia il primo film AI, ma perché venga presentato come tale.

 

Non è il primo film con AI — e questo cambia tutto

L’intelligenza artificiale non entra oggi nel cinema: è già presente da anni, anche se spesso in modo meno dichiarato.

Prima di Critterz esistono già:

  • corti sperimentali generativi realizzati con tool come Runway, Pika o prototipi video AI;
  • film indipendenti costruiti con pipeline creative fortemente assistite dall’intelligenza artificiale;
  • animazioni procedurali e workflow ibridi tra umano e generativo;
  • progetti festivalieri presentati in contesti internazionali, inclusi Sundance e Berlinale.

Definire quindi Critterz come il primo film AI rischia di cancellare una fase sperimentale già ricca e articolata.

 

Cosa rende davvero diverso Critterz

Se non è il primo film AI, perché se ne parla così tanto?

La risposta sta nella scala industriale.

Critterz è probabilmente il primo progetto mainstream in cui:

  • l’AI non è uno strumento invisibile ma il centro della comunicazione;
  • il workflow è dichiaratamente AI-first;
  • la produzione stessa diventa una dimostrazione del futuro dell’industria.

Non si tratta solo di fare un film, ma di mostrare un nuovo modello produttivo. In questo senso, Critterz funziona quasi come un manifesto: un esperimento che ridefinisce il rapporto tra tecnologia e storytelling.

 

Lo stile visivo reale: non è Pixar (e non vuole esserlo)

Molti articoli hanno paragonato il progetto alle produzioni Pixar, ma questa associazione rischia di essere fuorviante.

Le immagini disponibili mostrano caratteristiche tipiche dell’estetica generativa:

  • texture leggermente organiche e imperfette;
  • creature con anatomie non completamente realistiche;
  • ambienti onirici e dreamlike;
  • micro-irregolarità nell’animazione, segno distintivo dei modelli generativi.

Il risultato visivo è più vicino a:

  • indie animation,
  • animazione sperimentale,
  • concept art animato,

piuttosto che al perfezionismo industriale delle major.

Questo dettaglio è fondamentale: Critterz non è un prodotto rifinito secondo gli standard tradizionali, ma un laboratorio visivo che rende visibile la tecnologia.

 

Perché Hollywood guarda davvero a Critterz

L’interesse dell’industria non riguarda solo il film in sé, ma il metodo.

L’AI promette di:

  • ridurre drasticamente i tempi di sviluppo;
  • permettere iterazioni rapide su sceneggiatura e visual design;
  • abbassare barriere produttive per team più piccoli;
  • accelerare la fase di pre-produzione, tradizionalmente lunga e costosa.

Il vero cambiamento non è quindi “l’AI che crea film”, ma:

???? l’AI che trasforma il modo in cui i film vengono progettati.

 

Il rischio: manifesto tecnologico o nuovo linguaggio?

Ogni rivoluzione tecnica nel cinema ha portato entusiasmi e resistenze. Oggi il dibattito ruota attorno a un equilibrio delicato:

  • da una parte la promessa di democratizzazione creativa;
  • dall’altra il timore di un’estetica standardizzata generata dagli stessi modelli.

Se il digitale ha ampliato le possibilità visive, l’AI potrebbe ridefinire direttamente il processo creativo. La domanda aperta è se questo porterà a maggiore libertà autoriale o a una nuova omologazione.

 

Non il primo film AI — ma forse il primo simbolo

La vera forza di Critterz non è essere il primo film AI, ma diventare il primo progetto che Hollywood vuole farci percepire come tale.

 

 

  • 15 febbraio 2026
  • Cinema
  • LOS ANGELES
  • La Redazione
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