Il Diavolo Veste Prada 2: il ritorno (attesissimo) di Miranda Priestly
Diciannove anni dopo l’uscita del film che ha ridefinito l’immaginario popolare della moda e del potere editoriale, Miranda Priestly sta per tornare. E con lei Andy, Emily, Nigel e un universo visivo che nel 2006 ha segnato un prima e un dopo nel racconto del fashion system al cinema.
Il sequel, Il Diavolo Veste Prada 2, arriverà nelle sale nel maggio 2026 e segna una delle reunion più clamorose dell’ultimo decennio hollywoodiano.
La trama: un mondo della moda completamente cambiato
Il primo film mostrava un’era dominata dalle riviste patinate, dalle redazioni fisiche, dalle sfilate come centro assoluto del potere. Oggi lo scenario è capovolto: stampa in declino, digitale dominante, lusso sempre più fuso con marketing, influencer culture e business globale.
Il sequel parte proprio da qui.
Le prime anticipazioni indicano un conflitto centrale tra Miranda Priestly, ancora direttrice di Runway, e Emily, che negli anni potrebbe essere diventata una figura chiave nel mondo del lusso e della comunicazione digitale. Un duello di potere aggiornato ai tempi di TikTok, campagne globali e “esperienze immersive” del lusso.
Andy tornerà nel gioco, ma il suo nuovo ruolo rimane avvolto nel mistero.
Il cast: una reunion stellare e nuovi ingressi
Tornano i quattro cardini dell’originale:
Accanto a loro, una serie di nuovi ingressi che raccontano la volontà del film di allargare l’universo narrativo:
David Frankel torna alla regia, Aline Brosh McKenna alla sceneggiatura: una scelta che promette continuità estetica e narrativa con il film originale.
Estetica e riprese: tra New York e Milano
Le riprese sono iniziate nell’estate 2025 tra New York e Milano: set che non sono solo location, ma veri statement estetici.
Il titolo di produzione era “Cerulean” – omaggio ironico alla celebre scena del “maglioncino ceruleo”, ormai parte della cultura pop.
Le prime foto dal set mostrano un ritorno a un glamour più essenziale, capace però di dialogare con la contemporaneità: linee pulite, sartorialità europea, e un evidente sguardo più maturo sui personaggi.
Perché questo sequel arriva al momento giusto
Non è solo nostalgia. Il Diavolo Veste Prada raccontava già nel 2006 un mondo spietato fatto di estetica, potere, performance e identità professionale. Oggi questi temi sono diventati ancora più urgenti.
Il sequel potrebbe esplorare:
Un’eredità culturale enorme
Il primo film non è stato solo un successo commerciale: è diventato un grande testo pop capace di influenzare meme, moda, linguaggio e persino la percezione dell’editoria.
Chi fa comunicazione visiva (e Claudio, qui sei nel tuo campo) riconosce quanto il film abbia ridefinito l’immaginario dell’ufficio creativo: la silhouette di Miranda, i moodboard, le passerelle, il ruolo del costume come narrazione.
Il sequel può raccontare un’altra trasformazione: quella di un mondo in cui l’immagine non passa più solo per i magazine, ma per smartphone, algoritmi e campagne globali.
Conclusioni
Il ritorno di Miranda Priestly arriva in un panorama cinematografico e culturale che ha bisogno di storie capaci di leggere il presente attraverso iconografie forti. Se il primo film ha raccontato come diventiamo ciò che il nostro lavoro ci chiede di essere, il secondo potrebbe mostrarci cosa succede quando questo potere si sgretola e si reinventa.
Video a cura di Claudio Napoli Stefano Albis / Web Development SEA
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