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Santa Lucia, una Napoli senza tempo

Marco Chiappetta, regista e sceneggiatore di “Santa Lucia” ci racconta del suo primo lungometraggio.

Marco Chiappetta, regista e sceneggiatore di “Santa Lucia” ci racconta del suo primo lungometraggio.

Video a cura di Claudio Napoli, montaggio Francesco Riva. Copyright © ONOFFMAG  Stefano Albis /  Web Development SEA 

Sono Marco Chiapetta regista di Santa Lucia, la mia opera prima racconta la storia di uno scrittore cieco che torna a Napoli dopo 40 anni di esilio per la morte della madre e insieme al fratello Lorenzo un musicista mancato che invece è sempre rimasto in città e intraprende un viaggio della memoria in questa città che non può più vedere essendo cieco ma solo scoprire attraverso gli altri sensi la memoria e l'immaginazione alla ricerca del motivo per cui è scappato tanti anni prima e la Napoli del film è quasi una protagonista una Napoli Cupa spettrale deserta molto malinconica perché così che la vede o meglio la immagina e la ricorda il protagonista interpretato da Renato Carpentieri.

la storia di questo film mi è venuta circa 10 anni fa all'epoca Avevo vent'anni e vivevo a Parigi dove studiavo cinema Eppure mi mancava talmente tanto la mia città che quasi per gioco mi trovavo a chiudere gli occhi a camminare per le strade di Parigi per il lungo Senna e immaginare di trovarmi a Napoli e allora iniziai a chiedermi Cosa succederebbe se un cieco tornasse nella sua città e non potesse più vederla.

Sicuramente c'è tutto c'è tutta la galleria di temi che mi interessano questo film La memoria la famiglia La città trasfigurata quasi in un sogno e soprattutto il tema del fatalismo che credo sia centrale nella cultura napoletana e molto presente in questo film di questo destino a cui non si scappa questa superstizione che che anche in un contesto Borghese come quello che racconto io e da quale provengo è molto forte.

Abbiamo deciso di affidarci a degli attori napoletani nel caso di Renato Carpentieri Andrea Renzi sono delle leggende del Teatro del cinema napoletano e amavo soprattutto il fatto che non fossero molto inflazionati che fossero dei volti in qualche modo inediti per i personaggi che avevo immaginato e quindi capaci di scomparire dietro i personaggi e tra di loro c'era già una naturale Alchimia c'è un'amicizia fraterna che va avanti da 30 anni e che quindi io ho dovuto soltanto registrare.

Credo che come le città più interessanti del mondo come può essere Parigi o New York sia importante interessante sia anche indispensabile raccontare in tutte le sfaccettature possibili non ancorarsi sempre al già detto al già visto anche perché il compito di un regista credo sia soprattutto quello non soltanto di raccontare storie nuove ma quelle sono state già raccontate quasi tutte ma di dare immagini nuove e Napoli ne offre tantissime.

Una città che che non sembra italiana non sembra Europea a qualcosa di arabo ha qualcosa di sudamericano e cercare se non mi ha anche di napoletanizzarla in qualche modo di privarle di spogliarla della sua enfasi di tutto quel folklore secondo me ricologherebbe Napoli come una città senza tempo che al tempo stesso moderna ma con i piedi ben ancorati o le radici ben ancorate nella storia quindi Napoli e questo è tutto per me è un posto senza tempo e il cinema proprio per questo forse la ama perché è un luogo che che anche tra vent'anni tra 30 anni la storia del cinema lo dimostra a partire dai film di Vittorio De sicao di Francesco Rosi è una città che che diventa subito icona anche se trovi un luogo nuovo quello diventa subito in qualche modo iconico.

 

Sinossi:

Dopo quarant’anni trascorsi in Argentina, Roberto, scrittore ormai cieco, torna a Napoli per la morte della madre. Insieme con il fratello Lorenzo, musicista mancato, intraprenderà un viaggio della memoria nella città della sua giovinezza, che non può più vedere ma solo percepire attraverso i sensi che gli restano, i ricordi e l’immaginazione, alla ricerca del tragico motivo del suo addio. 


Cast: Renato Carpentieri (Roberto), Andrea Renzi (Lorenzo), Bianca Maria D’Amato (Madre), Edoardo Sorgente (Roberto ragazzo), Antonia Marrone (Carmen), Alfredo Ciruzzi (Lorenzo ragazzo), Giuseppe Festinese (Roberto bambino), Manuel Carolla (Lorenzo bambino), Suami Puglia (Carmen bambina)
Produttori: Angelo Curti, Flora Fiume, Maurizio Fiume, Davide Mastropaolo
Fotografia: Antonio Grambone (A.I.C.)
Montaggio: Giogiò Franchini
Scenografia: Lino Fiorito
Costumi: Giovanna Napolitano
Suono: Daghi Rondanini
Sound Design: Marco Saitta
Casting: Costanza Boccardi (U.I.C.D.) 

 

NOTA DI REGIA 

Quando ho lasciato Napoli all’età di 20 anni per vivere a Parigi, la mia città mi mancava così tanto che quando camminavo per il lungosenna chiudevo gli occhi e sognavo di essere lì: il fiume era il mare, l’odore era quell’odore, incontravo sulla strada i fantasmi del mio passato, rivivevo nella mente scene della mia vita, e sentivo davvero di essere di nuovo a Napoli, e tutto era possibile nell’oscurità. Così iniziai a chiedermi: cosa succederebbe se un uomo tornasse dopo un lungo esilio nella sua città natia, nei luoghi della sua vita, e non potesse più vederli? Come potrebbe un cieco distinguere la realtà dal sogno e dai ricordi? L’idea del film è raccontare il viaggio nel passato di un uomo senza futuro, il “punto di vista” di un cieco che non può più vedere ma solo sentire con gli altri sensi, immaginare, ricordare. Una cecità più metaforica e poetica, che fisica. La città che Roberto attraversa insieme al fratello Lorenzo (sorta di moderno Virgilio) è una Napoli inedita e senza tempo, cupa, spettrale, abbandonata e minacciosa, come un enorme, silenzioso cimitero, popolata solo da fantasmi e visioni di un passato lontano, insieme meraviglioso e terribile. Roberto passa da un ricordo all’altro, da un luogo dell’anima all’altro, come in un labirinto, ricucendo il mosaico della sua vita alla ricerca del pezzo mancante. Questo viaggio nella memoria non è raccontato attraverso i classici flashback, ma mischiando passato e presente in un vertiginoso flusso di coscienza, una sola unità di azione, spazio e tempo, come se questi eventi avvenissero per la prima volta davanti agli occhi di Roberto, testimone della sua stessa vita, che vede senza vedere. 

 

BIOGRAFIA DEL REGISTA 

Marco Chiappetta (Napoli, 1991) si è laureato in Lettere Moderne all’Università Federico II di Napoli e in Études Cinématographiques all’Université Paris VII - Diderot. Dall’età di 17 anni ha realizzato diversi cortometraggi e backstage di film e serie tv per produzioni come Warner Bros e Disney. Santa Lucia è la sua opera prima. 

 

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  • 14 gennaio 2023
  • Cinema
  • Napoli
  • Claudio
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